Chi segue il Doom, il Dark Sound italiano ed estero di certo conosce gli Epitaph, la loro storia e quanto dalla band già fatto nel corso di decenni di attività artistica, “Path To Oblivion” però di cui mi accingo a scrivere, e’ sicuramente l’apice della loro produzione, uno dei lavori più intensi di sempre almeno nel panorama italiano e da affiancare a quello dei grandi maestri del genere. L’ingresso di Ricky Dal Pane alla voce ha sicuramente mischiato le carte in tavola formando con gli storici Mauro Tollini, Nicola Murari, Lorenzo Loatelli e Giampi Tomezzoli una super line up in grado di scrivere note che non subiranno il trascorrere del tempo.
Path To Oblivion è un disco cupo, duro, epico che affonda le sue radici nella storia degli stessi Epitaph ma che la enfatizza ricreando un’esperienza unica nell’ascoltatore. Ne è l’ emblema la stessa atmosferica intro “PATH TO OBLIVION” che anticipa “EMBRACED BY WORMS” dove un ritmo incalzante sorregge un refrain evocativo ed oscuro, parti più catchy si alternano ad altre più profonde, lente e ossessive con assoli di chitarra e atmosfere che chiudono cinque minuti di assoluta estasi.
CONDEMNED TO FLASH nella sua parte iniziale anticipa musicalmente il ritornello che ha la capacità di essere memorizzabile da subito, un pezzo più immediato che si contraddistingue anche per una parte centrale quasi acustica seguita da note oscure e catacombali in cui la voce e tutta la sezione ritmica della band danno il meglio di se chiudendo una traccia fenomenale con una chitarra che definire ipnotica è poco.
NAMELESS DEMON e’ invece un inno al male, la musica causa in me nel suo ritmo lento e incessante, a volte quasi ai limiti del prog, sensazioni che è difficile descrivere a parole ma che determinano fascino ed attrazione verso un sound dal quale è impossibile distogliersi, indescrivibili! La strumentale SHE’S REBORN IN BLASPHEMY attraverso i suoi cori ed i suoi organi e’ quanto di più oscuro abbia sentito in questi ultimi anni ed anticipa VOICES BEHIND THE WALL manifesto del sound degli attuali Epitaph, quattro minuti di doom e metal con un’intensità capace di fare invidia ai grandi maestri internazionali del genere, autentico capolavoro a mio parere. Campane introducono la splendida KINGDOM OF SLUMBER, note che definiscono il doom in tutta la sua essenza, parti più pesanti, altre più lente ma tutte contraddistinte dalla verve della sezione ritmica, dalla classe delle chitarre e dalla voce che come quella di un incantatore riesce ad ipnotizzare. Quello che sorprende in tutto il disco è il fatto di non avere un momento equivalente ad un punto debole, un susseguirsi di capolavori che mi rende orgoglioso di seguire questa band e la storia italiana di questa musica di cui gli Epitaph sono protagonisti e che con grandissimo merito hanno contribuito a forgiare.
La conclusiva FALL FROM GRACE, è assolutamente da pelle d’oca, sette lunghi minuti che scorrono lasciando una sensazione di assoluta devozione, note che racchiudono un mondo, note che spiegano oggi le fondamenta del dark sound che non è riconducibile al solo Doom ma ad un atteggiamento ben preciso che la band oggi è in grado di portare al pubblico in maniera credibile e piena.
“Path To Oblivion” è un autentica gemma, un lavoro che rimarrà negli anni, nei decenni che riporta gli Epitaph a dei livelli assoluti e che considero tra i tre lavori più importanti della storia della musica che tutti noi amiamo, sto esagerando? Non credo, ma sarà il tempo a sancire l’immortalità di quest’opera magna.
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