Dannosi Incontri – Vittorio Sabelli (Dawn Of A Dark Age)
Ciao Vittorio, qualche tempo fa mi sono imbattuto nell’ascolto di “Transumanza” e ne sono rimasto molto colpito, di fatto ho avuto la fortuna di addentrarmi nel tuo mondo ed in particolare in quello del popolo Sannita assoluto protagonista della trilogia completata da “La Tavola Osca” e “Le Forche Caudine 321 A.C.”. Come si intersecano tra loro questi incredibili lavori sia a livello lirico che musicale?
Ciao e grazie per l’interesse a Dawn of a Dark Age. Il filo conduttore dei tre album è legato al mondo dei miei antenati, i Sanniti. Se “La Tavola Osca” riguardava le divinità venerate e i cicli annuali praticati dai Sanniti, su “Le Forche Caudine” si parla oltre che della più umiliante sconfitta di Roma, del lato guerriero dei popoli italici. Mentre l’ultimo “Transumanza” è incentrato sulla migrazione dai freddi monti abruzzesi al caldo Tavoliere di Puglia nei lunghi mesi invernali, ma tende a mettere in evidenza un aspetto molto più intimo, quello del rapporto tra moglie e marito. Tre temi apparentemente diversi tra di loro pensati come una sorta di trinità (madre, padre e figlio) che li porta a convergere in un unico fulcro.
Sono dei lavori molto importanti e di spessore, raccontaci l’origine del loro processo di composizione e come lo stesso si è sviluppato.
Nel 2016 dopo aver visitato una mostra intitolata “La Tavola degli Dèi” sentii la necessità di dare in qualche modo voce al popolo dei Sanniti e iniziai a comporre e registrare delle idee che nella mia mente però non avevano a che fare con “La Tavola Osca”, ma paradossalmente con l’ultimo disco uscito, “Transumanza”. Mentre iniziavo a documentarmi da storici affermati, ho iniziato a scrivere i diversi aspetti della vita nel Sannio, praticamente lavorando quasi contemporaneamente ai tre album. Un bel casino, lo ammetto, ma che allo stesso tempo mi permetteva di distinguerli l’uno dall’altro in maniera netta e intrecciare le varie storie. Tornando al processo di composizione, sono stati dischi lunghi, complessi, con tantissimi anni di prove e sperimentazioni, soprattutto riguardo gli arrangiamenti e i timbri presenti. Ma allo stesso tempo volevo che dal punto di vista dei testi tutto fosse il più reale possibile, rispettando la storia e i reperti ritrovati. Un lavoro minuzioso e ossessivo che fa comprendere i lunghi tempi di realizzazione.
Inutile negare che mi sono avvicinato alla trilogia soprattutto a causa del mio interesse e passione per il Black Metal, ma ho trovato un sound particolare, vario ed eccezionale dove il clarinetto è assoluto protagonista. Come nasce il tutto e quali le caratteristiche fondamentali?
Il clarinetto è sempre stato il mio strumento principale, e sin da adolescente sognavo di poterlo portare in ambiti estremi. Dopo varie esperienze che partono dalla banda del paese per passare al gruppo folkloristico e poi in orchestra e nella musica jazz, un viaggio in Norvegia nel 2012 ha dato inizio a Dawn of a Dark Age. Ammetto che la mia idea era inizialmente solo di sperimentarne il colore, il particolare timbro del clarinetto all’interno di strutture feroci e ‘blastate’ che prendono spunto inequivocabilmente da una matrice Black Metal. Ma col tempo la macchina si è iniziata a oliare e soprattutto ho iniziato a conoscere musicisti più avvezzi del sottoscritto nel panorama estremo e così il discorso è diventato più intrigante e le idee si sono moltiplicate, fino a iniziare nuovi progetti (Notturno, INCANTVM e A.M.E.N.). Ma la cosa più importante è che molti musicisti hanno iniziato a apprezzare il calore del suono del clarinetto e nel tempo ho registrato per tante band interessanti, non ultime la creatura strepitosa di Samael Von Martin chiamata Mater a Clivis Imperat, e si possono ascoltare i miei fiati su tre brani del debut-album “Fire Blades from the Tomb” dei potentissimi Ponte del Diavolo, uscito a inizio anno per Season of Mist. Ancora oggi continuo a sperimentare la duttilità del suono del clarinetto che si amalgama perfettamente in qualsiasi contesto (sempre se sai come farlo).
Dopo l’ascolto di tutti i lavori menzionati mi sono ritrovato ad approfondire gli argomenti trattati che conoscevo poco sino a quel momento, possiamo dire che l’obiettivo è quello di ricollocare il popolo Sannita sul giusto piano della storia e restituirgli il giusto onore?
La seconda fase di Dawn of a Dark Age nasce proprio con questo intento. Dopo aver visitato la mostra riguardante la Tavola Osca, parlando col curatore Nicola Mastronardi, scrittore e giornalista affermato sui Sanniti, gli chiesi se esisteva qualche ‘tributo’ musicale al popolo dei Sanniti, e con mia sorprendente incredulità, mi rispose di no. Al che mi scattò come un lampo l’idea di poter regalare a un popolo così straordinario alcune pagine che potessero in qualche modo contribuire alla loro rinascita dopo 2000 anni dallo sterminio dettato dal dictator romano Cornelio Silla, che nell’82 a.C. fece annientare ogni uomo, donna, bambino di sangue sannita. Ma i tanti reperti archeologici ritrovati, e soprattutto il grande interesse di studiosi e archeologi internazionali sul mondo del Sannio, ha portato alla rinascita di un popolo che merita ben altra attenzione e collocazione all’interno della storia, e non solo d’Italia.
Immagino che lo studio da parte tua sia tanto, in particolare sulla “Tavola Osca” ci sono aggiornamenti sulla sua storia? Ricordiamo che è un ritrovamento di fondamentale importanza che secondo alcuni racconta l’intero pantheon Sannita (di cui si aveva prima poca conoscenza) ed addirittura antichi rituali.
L’importanza storica della Tavola Osca è dovuta al fatto che è l’unico documento che è giunto fino a noi in lingua Osco-Sannita. È, al pari delle Tavole di Gubbio, il documento più importante sui popoli italici. Riguardo le incisioni, fino a qualche anno fa si pensava che fossero relative agli dèi venerati dai Sanniti, oltre che i sacrifici annuali che si tenevano sugli altari all’interno dello Hùrz, ovvero l’Orto, il Giardino Sacro.
Ma una rilettura molto convincente degli ultimi anni da parte della Dott.ssa Paolo di Giannantonio mette in evidenza il fatto che sulla Tavola non fossero scolpite le divinità ma la venerazione al ciclo annuale della spiga del grano. Questa rilettura è importantissima perché ci permette di guardare la Tavola sotto un altro profilo e soprattutto ci fa entrare ancora più a fondo nel mondo dei Sanniti.
In “Transumanza” a mio modo di vedere si respira sacrificio e devozione (da siciliano mi ricorda un po’ il rito della mattanza), in “La Tavola Osca” mistero mentre in “Le Forche Caudine 321 A.C.” orgoglio, fierezza ed aggressività. Come si fa a trasmettere tutto ciò in musica?
Cercando di entrare a contatto con ognuno dei temi trattati in maniera onesta, spendendo ore e ore fermo nel posto del ritrovamento della Tavola Osca in Alto Molise, dove è ormai seppellito sotto decine di metri di terreno lo Hùrz, cercando di capire cosa sentivano e cosa vedevano e provavano i Sanniti mentre tenevano questi rituali… oppure visitare vicino Frasso Telesino, in Campania, il posto dove due legioni romane sono state messe sotto scacco per essere umiliate e rispedite a Roma dopo esser state graziate ma seviziate. O stare in mezzo a mandrie e pascoli e greggi per respirare quello che provavano i pastori per lunghissimi mesi all’anno lontano dalle loro famiglie e i loro affetti. Solo così si può tornare a casa e scrivere in maniera sincera di questi argomenti. Non so di preciso cosa si intenda quando c’è di mezzo la parola TRVE nel Black Metal, ma a sensazione credo sia qualcosa di simile, che parte da madre terra, dalla natura, dal paganesimo e si trasformi in musica.
“Transumanza” presenta una cover spettacolare, quale il suo significato? Inoltre il ruolo della donna nello stesso lavoro viene giustamente evidenziato, quale il motivo principale?
Quando ho proposto “Transumanza” a Francesco Palumbo della My Kingdom Music oltre alla musica gli ho dato una mia idea di artwork che avevo assimilato negli anni in cui ci avevo lavorato. Dopo qualche settimana Francesco mi inviò alcuni scatti del fotografo Kjetil Karlsen, che mi hanno permesso di guardare “Transumanza” da un’altra prospettiva e lì ho realizzato che l’immagine della cover fosse perfetta per questo album. In un certo senso rappresenta in pieno il legame tra uomo e natura, tra il pastore ed il proprio gregge in questa sorta di viaggio umano, fisico ma soprattutto spirituale che è la transumanza. Il ruolo della donna nel discorso Transumanza è spesso messo in secondo piano, quando in realtà durante i lunghi mesi di assenza del marito era fondamentale. Doveva accudire i figli e procacciare il cibo, tagliare e portare la legna per scaldarsi, oltre ad accudire agli animali che restavano durante i gelidi mesi invernali. L’immagine potente ed estremamente descrittiva dello scatto usato per Transumanza mette in risalto tutti questi elementi.
Ci sono speranze per un altro capitolo della saga? Personalmente per me sarebbe una grande cosa.
Bella domanda, al momento posso solo dirti che sto lavorando agli altri progetti e a breve qualcosa di nuovo verrà fuori dal mio BVNKER, ma riguardo Dawn of a Dark Age è molto difficile che accadrà altro anche se non chiudo mai definitivamente le porte. Se ci sarà qualche stimolo grande, enorme, allora cercherò di assecondarlo se ne avrò energie, tempo e creatività.
Vi sarà la possibilità in futuro di portare dal vivo la musica di Dawn Of A Dark Age? Spero proprio di sì.
C’è da tempo l’idea di metter su un live, ma in ogni album di DOADA sono coinvolti talmente tanti musicisti che a monte deve esserci una riorganizzazione dei brani molto importante e funzionale, che non ti nego attualmente è molto difficile. Ma proveremo a concretizzare questo sogno in futuro.
Nella tua vita musicale esistono anche tanti altri progetti come Notturno, A.M.E.N. e INCANTVM ad esempio, ci sono novità su possibili future uscite?
Come anticipato sto lavorando ad altri progetti, vecchi e nuovi, e posso confermarti che qualcosa a breve accadrà.
Ti ringrazio infinitamente per la tua disponibilità e per quello che fai e trasmetti in musica, lascio a te con estremo piacere le ultime parole di questa chiacchierata.
Ringrazio io te e i tutti coloro che supportano costantemente i miei progetti, che sono tutti disponibili sulla pagina Bandcamp: https://dawnofadarkage.bandcamp.com/
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