Ciao Simone, devo farvi innanzitutto i complimenti per quello che gli Eva Can’t hanno creato con “Emisferi”, ovvero qualcosa di unico. Iniziamo con l’idea alla base di tutto e che ha fatto da scintilla.
Ciao e grazie di cuore per questa opportunità. L’idea di base è partita dal titolo, poi si è sviluppato il concept; sembra buffo, ma questo è un processo che si ripete ogni volta che inizia la stesura di un nostro disco: il titolo mi porta al concept dal punta di vista narrativo e strutturale, e da qua poi si parte a scrivere la musica.
L’intero album può essere considerato come un omaggio al nostro splendido pianeta? Se corretta la mia tesi cosa vi ha portato ad incentrare l’intero lavoro su questo argomento.
In realtà ha quasi una morale ambientalista e decisamente molto negativa; la Terra su cui viaggiamo nel disco è un luogo inospitale, privo di vita dove esistono solo ghiaccio e acqua, un mondo freddo e inabitabile. L’ispirazione è l’attualità, ma anche un certo pessimismo che è parte storica dei testi che scrivo per la band.
”Emisferi” è diviso in diverse parti e sottoparti, raccontaci quali e il cosa ha generato questa scelta.
La scelta è venuta da sola partenza proprio dal titolo; inizialmente doveva essere un album doppio o comunque un disco diviso in due parti contraddistinte; ho poi pensato che sarebbe stato un viaggio maggiormente interessante se fosse stato ancora più vario; da qua è nata l’idea di dividere ogni emisfero in due parti (acqua e ghiaccio) portando quindi la struttura a 4 sezioni che risulta nel disco.
Il viaggio raccontato viene fatto in una terra invivibile e disabitata, cosa dietro?
Tendo a lasciare a chi ascolta la totale interpretazione dei testi, posso solo dirti quello che di mio c’è dietro ed é assolutamente la preoccupazione per l’attuale deviazione climatica. Ho estremizzato la cosa e ho immaginato di camminarci dentro; piccolo spoiler, il viaggio non porterà ad un lieto fine.
Ciascuna sezione del lavoro ha il proprio stile musicale, quali e cosa ha influito nella scelta di essi. In particolare ho notato che le parti più “black metal” sono presenti nelle song che fanno riferimento ai ghiacci sia boreali che australi, c’è un pensiero sottostante?
Assolutamente, ogni parte doveva essere unica sia nello stile musicale che in quello di produzione. La prima è sicuramente il proseguimento di ciò che abbiamo intrapreso con Gravatum 7 anni fa; da qua passiamo alla seconda parte che è totalmente strumentale e ispirata ad un certo tipo di sonorita’ post rock. La terza parte è quella più acustica e introspettiva mentre la quarta si rifà alla sonorità più profonde e pesanti del post metal.
Il mix di generi e sottogeneri ha creato qualcosa di meraviglioso, siete coscienti di questo? Quanta fatica dietro e soprattutto quale è stata la gestazione di “Emisferi”?
Ti ringrazio molto e sono estremamente contento che sia arrivato dall’altra parte, era il nostro intento fin dall’inizio. Molta fatica non tanto in fase di scrittura (alla fine abbiamo trattato ogni parte come un blocco separato mantenendo pero’ in testa la struttura generale di modo che il viaggio dell’ascoltatore fosse coerente) quanto in fase di produzione perché ogni parte è stato registrata a sé in studi e situazioni diverse e con suoni diversi; alla fine di tutto riuscire a dare una certa omogeneità è stato senza dubbio una sfida importante.
Credo che dietro la composizione dell’album il processo di scrittura sia stato diverso rispetto al passato, come nasce una traccia degli Eva Can’t?
In realtà non ci siamo distaccati troppo dalle nostre abitudini; i brani nascono principalmente da me e da Luigi (seconda chitarra) e vengono lavorati in sala prove. Per i testi ho sempre avuto io la gestione della cosa.
Ho letto di paragoni del vostro sound con quello proposto da band che oggi sono di “successo” come ad esempio gli Alcest, secondo me è invece qualcosa di veramente unico, potresti dargli un nome o una connotazione?
Mi fai una domanda sulla quale ho enorme difficoltà a rispondere, dare un nome al nostro suono è qualcosa che mi risulta impossibile. Posso dirti che ci sono molte band che, influenzando i nostri ascolti, hanno influenzato anche il nostro modo di suonare (gli Alcest sono sicuramente tra questi), ma abbiamo sempre ragionato cercando di portare una nostra personalità che fosse assolutamente unica.
Quanto sono importanti per voi il cantautorato italiano e la poesia?
La canzone d’autore italiana tantissimo, per quanto mi riguarda, soprattutto della vecchia scuola, sia negli ascolti che nella scrittura. Questo ovviamente è legato alla scelta di scrivere in italiano, sfida molto rischiosa, ma altrettanto appagante che permette di rompere ogni barriera posta tra chi canta e chi ascolta conoscendo entrambi la stessa lingua.
Sarebbe bellissimo vedere ed ascoltare l’intero “Emisferi” dal vivo, ci si potrebbe pensare?
Il prossimo 23 novembre suoniamo al Ca’ Vaina di Imola per presentare l’album, ospiti degli amici della crew di IFMT; non lo suoneremo tutto, ma in buona parte. Sarà una grande serata e affianco a noi ci saranno due band di grande spessore quali EdyaKaran (ovvero gli ex In Tormentata Quiete) e Deadly Carnage; invito chiunque sia comodo a partecipare.
Lascio a voi le ultime parole di questa chiacchierata facendovi ancora i complimenti e sperando di vedervi presto dal vivo.
Ovviamente non posso che ringraziarti per questa bella chiacchierata e suggerire ai lettori di dare un ascolto alla nostra musica, magari partendo dai due video dei singoli estratti da questo nuovo album (basta fare un salto sui canali di My Kingdom Music che sta supportando grandiosamente il nostro lavoro).
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