Ciao Scarlet e’ innanzitutto un piacere, l’entità Damnation Gallery è in vita già da parecchi anni, come si è evoluta durante il suo percorso e soprattutto come la sua evoluzione si riflette in “Enter the Fog”?
I Damnation Gallery esistono dal 2016, è normale che in tutti questi anni ci sia un’ evoluzione nel suono del gruppo, dato che è il riflesso della nostra evoluzione sia come musicisti che come persone…
Siamo partiti con Black Stains che è stato una sorta di “dichiarazione di intenti”, molto rabbioso e ricco di svariate influenze… due anni dopo è arrivato Broken Time che sicuramente è un lavoro più ragionato e meno immediato mentre in Enter the Fog abbiamo preferito usare un approccio più diretto e live, probabilmente perché è nato subito dopo la pandemia e la voglia di ripartire con i live era fortissima…
Pur essendo tre dischi concettualmente diversi ritengo siano tutti e tre delle belle foto di ciò che erano i Damnation Gallery in quel momento.
Quali sono le vostre maggiori fonti di ispirazione, ritengo che la vostra musica riporta fedelmente ciò che cercate di trasmettere.
Penso possa essere letteralmente qualsiasi cosa. Intendo dire che quando vediamo un’immagine, un concetto o riceviamo qualsiasi tipo di input dall’ esterno che in qualche modo riesce a colpirci miriamo a lavorarci sopra e a renderlo “nostro”. Partendo da questo cerchiamo poi di trasformarlo e renderlo fruibile attraverso il nostro linguaggio più congeniale che è per l’appunto una musica dura e oscura ma al tempo stesso ricca di spunti melodici e con testi che mirino a trasmettere qualcosa.
Ovviamente non pretendiamo di inventare nulla, miriamo a produrre la musica che soddisfi prima di tutto noi stessi e in seguito chi ci ascolta.
Esiste un’idea o concetto alla base che vi indirizza in tutta la vostra vita artistica?
Si potrebbe dire che ciò che cerchiamo di trasmettere è l’ equilibrio tra gli opposti. Sia nella musica che nelle tematiche. Musicalmente parlando, non ci categorizziamo sotto un genere distinto. Non abbiamo inventato nulla, semplicemente usiamo il metal e i suoi vari sottogeneri per esprimere al meglio ciò che vogliamo dire, unendo tutta l’esperienza che abbiamo accumulato nel corso delle nostre vite. A livello di tematiche, ci piace mettere in campo un concetto e il suo opposto. Amore/Odio, Ricchezza/Povertà, Salute/Malattia, Bene/Male, Felicità/Tristezza… e potrei continuare, ma queste sono le principali.
Il tipo di musica proposto e come riportato sui vostri social “Esoteric Metal”, come definirlo nel dettaglio?
Inizio con il dire che il termine Esoteric Metal non si riferisce a un genere musicale di per se, quanto piuttosto alle tematiche. ” Esoterico”, semplificando il concetto, è tutto ciò che è ” nascosto”. Sono filosofie, insegnamenti, materie, temi umanistici non di comune accesso. Nei nostri testi usiamo moltissimo la simbologia e la metafora, tratto che deve essere distintivo per raccontare un equilibrio tra gli opposti della materia e dell’ essere umano. Ci piace pensare che ognuno possa trovare all’ interno la propria storia e la propria identificazione.
Trovo “Enter The Fog” un album molto più “Doom” rispetto al precedente “Broken Time”, vi ritrovate e nel caso quali le motivazioni?
Sinceramente non ci avevo mai fatto caso , però effettivamente potrebbe essere, nel senso che Broken Time è nato, è uscito sul finire della pandemia ed è stato composto principalmente durante il lockdown, in noi c’era tanta voglia di ripartire a suonare, di vederci a comporre “fisicamente” in sala prove. Questo lo ha portato ad essere un disco per certi versi più “solare” (per quanto un nostro disco possa esserlo).
Per quel che riguarda Enter the Fog invece riflette l’uscita da un periodo “teso” a livello di band e personale dove a livello di vita a turno tutti noi abbiamo dovuto passare dei periodi o eventi non esattamente piacevoli e dove sempre a livello di band siamo stati costretti a separarci dal chitarrista Lord Edgard alla fine delle registrazioni.
Questa rabbia, tensione e per certi versi pessimismo che si erano accumulati in ognuno di noi hanno contribuito a rendere la musica sicuramente più cupa.
Quale il processo di composizione che porta alla creazione di un vostro brano, ci sono particolari rituali da rispettare?
Le nostre canzoni solitamente nascono in maniera piuttosto naturale: qualcuno porta un riff o un’idea e ci jammiamo sopra tirando giù lo scheletro del pezzo.
In seguito ci si ragiona su e lo si arrangia e modifica finché non siamo tutti soddisfatti.
Devo dirti che nella vostra discografia apprezzo tutto quello che avete creato ma ho un debole per due brani ovvero “The Unnamed” estratto da Broken Time e “Angomarcia” estratto invece da “Enter The Fog” puoi raccontare qualche particolare in più sulle due tracce?
Hai citato 2 brani molto diversi tra loro ma allo stesso tempo parecchio simili. The Unnamed è un pezzo a cui teniamo molto perché vede la collaborazione e il featuring con Steve Sylvester, maestro indiscusso del horror metal italiano. La tematica è incentrata sulla Damnatio Memoriae, condanna inflitta agli eretici, alla stregoneria e ai fallimenti militari che storicamente si colloca nell’epoca medievale/romana, che consiste non solo nella condanna a morte ma anche nella cancellazione dell’intera esistenza e memoria del condannato. Esotericamente parlando, la Damnatio Memoriae porta alla liberazione e alla rinascita dello spirito dopo la morte terrena, che è un tema ricorrente nei nostri pezzi. Angomarcia sviluppa l’opposto a livello tematico: la nascita stessa, la venuta al mondo, implica la perdita della libertà dell’individuo che, fin dal primo istante di vita, viene conformato agli standard sociali. Entrambi i pezzi sono testualmente sviluppati in chiave metaforica, con riferimenti e simbologia tratte da libri e filosofie che studiamo.
E’ possibile per te descrivere con diversi aggettivi o concetti i vostri primi tre lavori?
Black Stains: genuino e sognatore.
Broken Time: evoluto e sognatore.
Enter the Fog: evoluto e sopravvissuto
Ho visto che da qualche tempo è stato modificato il vostro logo, può essere un atto precursore di novità in seno alla band ed in particolare di un nuovo lavoro in studio?
Attualmente stiamo componendo le canzoni che andranno a fare parte del nuovo album.
Sicuramente il tutto fa parte di quello che è il naturale percorso evolutivo sia di noi intesi come band che come singole persone.
Questo vuol dire che sicuramente nel nuovo album ci saranno elementi a loro modo nuovi nella nostra musica e immagine ma senza rinnegare il passato anzi traendone insegnamento e ampliandolo aggiungendo gli elementi che ci rappresentano oggi.
Ovviamente ci stiamo prendendo tutto il tempo necessario per fare in modo che sia tutto perfetto e che ogni singolo tassello sia al suo posto.
Ho avuto la fortuna di assistere a diversi vostri show, sempre coinvolgenti e capaci di trasmettere magia vera, cosa alla base per poter arrivare a questi risultati?
Innanzitutto grazie per il complimento!
Premesso che una risposta a una domanda di questo tipo è fin troppo soggettiva mi sento di dire che noi quando siamo live diamo il 100% senza mai risparmiarci sia che a vederci ci siano 2 o 1000 persone, perché comunque chi spende il proprio tempo per venire a vederci merita di essere ripagato con lo show migliore possibile ed è proprio per questo motivo che curiamo sempre al meglio anche l’aspetto visivo dei nostri concerti.
La scena dark genovese e ligure e’ particolarmente florida, quale l’elemento fondamentale che la alimenta?
C’è da dire che dalla nostra regione sono sempre uscite fuori realtà molto importanti dal punto di vista musicale e questo per molti generi musicali non solo per quanto riguarda il Metal.
Attualmente è vero ci sono molti gruppi che sfociano in sonorità più oscure e credo che ognuno risponderebbe in maniera diversa alla tua domanda.
Per quel che mi riguarda uno dei motivi può essere dovuto al fatto che ci sia una cronica mancanza di spazi: intendo dire che siamo in tanti a suonare e i posti dove farlo e dove trovarsi non sono poi molti, questo fa sì che ovviamente ci si conosca tutti e si venga sempre a contatto tra di noi, trasformando il tutto in una sorta di influenza reciproca nonché a tirare fuori sempre una motivazione nuova per dare il meglio…
Non sto a citare tutti i gruppi della scena genovese e ligure perché il tutto si ridurrebbe ad un mero elenco di nomi ma qui ci sono realtà, tutte più che valide e ognuno merita senza dubbio di raccogliere ciò che ha e sta seminando.
Detto questo c’è da dire che noi come Damnation Gallery tendiamo a vivere in maniera piuttosto “defilata” l’essere parte di una scena precisa. Non per chissà quale motivo ma perché soprattutto quando siamo in momenti creativi tendiamo ad essere poco “social” e a concentrarci su noi stessi, inoltre le nostre vite purtroppo non ci permettono di essere sempre presenti a tutti gli eventi, ma quando qualcuno di noi partecipa e fa un complimento puoi essere certo che sia sincero e non la solita cosa del “vengo a vedere te cosi poi tu lo fai con me”.
Lascio, ringraziandoti non poco, le ultime parole di questa chiacchierata con la speranza di vedervi presto dal vivo.
Grazie a te, Filippo. È stato un piacere. Speriamo anche noi di vederci presto dal vivo e di presentare il nuovo album a cui stiamo lavorando!
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