Dannosi Incontri – Samael Von Martin (Albus Diabolus, Phestus)
Ciao Samael, e’ innanzitutto un grandissimo piacere poter parlare direttamente con te di diversi ed interessantissimi progetti come Albus Diabolus (il cui debutto “Compendio Esoterico Elettronico” è uscito qualche mese fa) ed il prossimo nascituro Phestus. Partiamo con Albus Diabolus, quale l’idea dietro la sua genesi?
Salve a tutti… l’idea è nata in parallelo alla lavorazione del debutto di “Atrox Locus” dei “Mater A Clivis Imperat” con l’intento di creare una sorta di colonna sonora da usare durante le Orazioni Sabbatiche. Mentre componevo il primo disco dei Mater, parte dei brani li conservavo in quanto abbracciavano l’elettronica tramite suoni sia moderni che vintage. Ho continuato sulla stessa strada anche durante la lavorazione di “Carmina Occulta”… si può dire che Albus Diabolus sia un progetto “estemporaneo”, quasi uno “spin-off” dei primi due lavori del mio gruppo prog naturalmente in chiave elettronica. Ho voluto appositamente riproporre un estratto da “Carmina Occulta”, ovvero il brano “Liturgica” riarrangiato con Drum Machine, synth Bass e tappeti sintetici.
La collaborazione tra te e Elisa Montaldo già presente peraltro in Mater A Clivis Imperat da alla luce un album intenso, diverso e pieno di significato, cosa puoi raccontarci di questo eccezionale incontro?
Elisa l’ho conosciuta come artista acquistando il suo disco “Fistful of planet pt.2”. Ho trovato questo lavoro semplicemente fantastico quindi il passo successivo fu quello di contattarla. Avevo bisogno di una voce come la sua per definire il sound di “Carmina Occulta”. L’intesa è stata perfetta, Elisa è un’artista fenomenale. Durante la lavorazione del disco dei Mater A Clivis Imperat, le ho proposto anche i brani di Albus Diabolus. Avevo bisogno di synth più raffinati e di assoli virtuosi. E’ stato cosi che, non appena terminate le registrazioni di Carmina Occulta, ci siamo dedicati alla realizzazione del compendio elettronico.
Personalmente mi ha colpito tantissimo il sound proposto ovvero un mix tra elettronica, goth e splendide ed oscure atmosfere, cosa alla base di tale direzione presa?
Nulla c’è alla base, se non un Pad sintetico… Il genere elettronico lo seguo da molto tempo, addirittura dagli anni 70. Sono cresciuto con Rockets, V.I.S.I.T.O.R.S., Jean -Michel Jarre, Vangelis… Pensa che in passato mi è stata rivolta una domanda… ovvero se mi sentissi di aver tradito il genere per aver abbandonato la componente “Metal”… Non penso minimamente di aver tradito nulla e niente. Il concetto non va tradito, il resto sono solo note sul pentagramma rivestite da diverse sonorità. I traditori sono altri, quelli che sfruttano la scena per un tornaconto personale, tutti narcisisti tossici dove il gonfio ego regna sovrano. Sento sempre dire “io, io, io…” mai un interesse sincero della cosa. Lontani da me.
A livello di tematiche puoi sviscerare cosa caratterizza “Compendio Esoterico Elettronico” e cosa lo stesso vuole lasciare all’ascoltatore?
Con questa musica desidero condurre l’ascoltatore nelle profondità stesse della conoscenza, oltre il velo delle percezioni comuni. Il disco, ispirato ai quattro elementi primordiali e intriso di riti arcaici, vuole essere un viaggio iniziatico: un attraversamento simbolico che non si limita a evocare la materia, ma mira a trasformarla in esperienza interiore, aprendo varchi verso l’ignoto e l’assoluta trascendenza.
Penso che brani come “Elettro Sabba” siano qualcosa di unico e di particolare, della specifica traccia puoi raccontarci di più?
“Elettro Sabba” nasce come evocazione di un archetipo ancestrale: il Sabba, momento di trasgressione, di unione col sacro e profano, di dissoluzione dei confini tra umano e sovrumano. La traccia si ispira alla visione del rito attraverso i secoli – come nelle immagini perturbanti di Häxan, che ne narrano la ritualità e il potere simbolico – ma lo rielabora in chiave contemporanea, trasmutando quelle suggestioni in linguaggio elettronico. È un rito antico che si reincarna nella modernità, dove i battiti sintetici diventano tamburi tribali digitali e il suono stesso si fa invocazione. In questo senso, “Elettro Sabba” non è soltanto un brano, ma una soglia: un’esperienza sonora che interroga la memoria archetipica dell’ascoltatore e la spinge oltre, verso una dimensione iniziatica e rigeneratrice.
In che modo certe tematiche possono essere rappresentate in musica, a volte si pensa che ci sia sempre bisogno di violenza come nel black metal (genere che fra parentesi adoro) per fare in modo che il messaggio arrivi, ma attraverso l’entità Albus Diabolus almeno per quanto mi riguarda siete riusciti nell’intento attraverso uno stile diverso ed intrigante. Dato che hai esperienza da vendere anche in generi estremi ritieni che l’approccio debba essere assolutamente diverso a seconda del genere utilizzato oppure è sempre l’arte che trova la sua strada e riesce a manifestarsi?
Credo che l’arte non sia mai vincolata ad un unico linguaggio espressivo. La violenza sonora del Black Metal ad esempio, è una delle tante vie possibili per incarnare certe tematiche oscure o trascendenti, ma non l’unica. Con Albus Diabous ho cercato di dimostrare che l’energia catartica, rituale e visionaria può manifestarsi anche attraverso altri codici sonori, più sottili, più enigmatici, proprio per questo capaci di colpire in profondità… in fondo è l’arte che sceglie il suo veicolo: l’artista è solo il medium attraverso cui tutto prende forma. Il genere è lo strumento, non il fine; ciò che conta è la capacità della musica di aprire varchi interiori e di evocare quella dimensione altra che sfugge al linguaggio comune.
Ho una traccia preferita che è “Liturgica”, con quel suo ritmo ossessivo, le sue venature prog e le sue atmosfere oscure, come nasce e si evolve il pezzo?
l brano Liturgica nasce originariamente per il progetto Mater A Clivis Imperat, pensato in chiave progressive: una struttura complessa, stratificata, dove l’intento era quello di ricreare un’atmosfera attraverso l’intreccio di strumenti e ritmiche non convenzionali. Con il tempo, però, ho percepito che il nucleo vero del brano non era legato al linguaggio del prog, ma al suo carattere archetipico e sacrale. Per questo ho deciso di trasporlo in chiave elettronica: un linguaggio più diretto, capace di liberare la sua essenza in forma pura, senza sovrastrutture. L’elettronica mi ha permesso di trasformare il brano in vibrazione sonora, restituendo al pezzo una dimensione più evocativa e universale, come se la liturgia potesse parlare non più attraverso strumenti tradizionali, ma attraverso frequenze che toccano l’inconscio.
Puoi raccontarci delle sensazioni provate nel periodo di scrittura dell’album e come lo stesso si è articolato prima di arrivare allo stupefacente risultato finale?
Il periodo di scrittura dell’album è stato un viaggio intenso e quasi iniziatico. Ogni brano nasceva come un frammento di un paesaggio interiore, un eco di emozioni, riflessioni e simboli che emergevano spontaneamente. L’articolazione dell’album è stata un processo di tessitura lenta: ogni traccia si è stratificata sulle altre, dialogando con i temi dei quattro elementi e di orazioni sabbatiche, fino a creare un flusso coerente e coinvolgente. Le sensazioni provate oscillavano tra meraviglia e inquietudine, come se fossi costantemente al confine tra la realtà e una dimensione più arcana. Se il risultato finale è stupefacente è proprio perché conserva questa tensione: l’ascoltatore viene guidato in un percorso al contempo emotivo, intellettuale e spirituale. Naturalmente è il mio punto di vista.
“Compendio Esoterico Elettronico” spero possa essere portato live, esiste questa possibilità in un prossimo futuro?
Ne dubito. Mai dire mai ovviamente ma è risaputo che detesto suonare dal vivo. Non ci sono strutture adeguate, spesso condividiamo spazi con artisti che si credono arrivati quindi supponenti e maleducati. A volte non ci è stato permesso di esporre il merch, molto spesso non siamo pagati. Il fatto di far suonare le bands in Italia sembra quasi che sia per far un favore alle stesse. Addirittura chiedono loro soldi. Come se dovessi pagare per lavorare. Vergognoso. Liberi di pensarla come si vuole, ma io a queste condizioni esploro l’urbex, o mi godo i film della Tetrovideo. Ho superato gli “Anta”, non inseguo nessun sogno e se la mia musica non interessa pazienza, non voglio forzare nessuno ad ascoltarla.
Passiamo al nuovissimo progetto Phestus, che spero possa vedere la luce o l’oscurità nel più breve tempo possibile, anche qui quali le sue caratteristiche e come e’ nato il tutto?
Tutto è nato da un’idea di Luca, batterista dei Crimson Dawn. Ci siamo conosciuti in un momento goliardico e mi ha parlato della volontà di creare un progetto musicale, appunto Phestus. Abbiamo appena concluso le registrazioni, stiamo definendo il master e abbiamo già trovato chi lo stamperà, ma preferisco aspettare prima di annunciarlo. Finché il master non sarà completo e perfettamente definito, non voglio esprimermi. Credo che il progetto vedrà la luce nel 2026.
Tra le fila vedo tanti amici e grandi artisti, Luca Lucchini, Diego Banchero, Krieg, Flux, Laura Mikaela. Come è lavorare con questi grandi interpreti e come il talento di tutti e’ stato messo al servizio di Phestus?
Inutile dire che sono tutti amici. Di Luca ne ho già parlato prima… Diego Banchero è una persona squisita, veramente umile (non come tanti che si tacciano di tale aggettivo per poi nascondere una presunzione immotivata) nonché uno dei migliori bassisti in circolazione. Krieg un ottimo cantante dotato di arte visionaria, compone le parti vocali come se fossero uno strumento, il tutto coadiuvato dalle tastiere oscure di Flux. Questo connubio di tastiere e voci, trascinano l’ascoltatore in un limbo maledettamente oscuro mai sentito prima. Ogni nota è una tomba del cimitero di Staglieno. Laura è il legante intrinseco, la Medium della band. Ognuno di loro ha una spiccata personalità e bagaglio musicale differente. La forza di Phestus sta proprio in questo. Lavorare con loro per me è stato un onore.
Musicalmente cosa dobbiamo aspettarci? Onestamente penso grandissime cose notando lo spessore dei componenti e la provenienza da diversi generi ed esperienze importanti.
Grandi o meno, noi siamo contenti del risultato. Questa è la cosa che conta.
Relativamente al concept sia come band che come primo lavoro potete anticiparci qualcosa?
Il concept narra di un Dio meritocratico che non è né cristiano né pagano, una sorta di entità universale e imperscrutabile, che premia o punisce non secondo dogmi religiosi, ma in base alle scelte, agli sforzi e alla consapevolezza degli individui, incarnando un principio morale e metafisico indipendente dalle tradizioni terrene.
Penso che il Veneto e la Liguria siano due regioni che specialmente in questo momento storico stiano dando tanto, tantissimo al dark sound italiano, ti ritrovi ed è un caso la loro unione in questo progetto?
Il dark sound è uno stile coniato per certe realtà di indiscutibile spessore artistico…. vedi “Paul Chain”, “Il Segno Del Comando”… credo che questa corrente mi abbia investito, facendo parte della Black Widow Records anche se in verità i Mater suonano prog anni 70 con chiare influenze di Goblin, Jacula e Devil Doll. Non voglio usare il termine Dark Sound per descrivere i miei lavori, ci sono artisti che lo fanno nel modo più incontaminato e ci credono molto. Questa corrente fa onore all’ Italia, un saluto a tutte le bands oneste che lo propongono
Vuoi e ti farebbe piacere porre l’attenzione su una specifica caratteristica di questa creatura che più di altre la contraddistingue?
Penso che la Liguria in questo momento storico stia contribuendo molto, moltissimo al dark sound italiano e credo che questa creatura si distingua soprattutto per la sua capacità di fondere tradizione e modernità. È un progetto che non si limita a riprodurre schemi già noti, ma li rielabora in chiave personale, evocativa e cerimoniale, trasformando ogni traccia in un’esperienza immersiva, capace di parlare tanto alla mente quanto all’inconscio dell’ascoltatore.
Lascio a te le ultime parole di questa interessantissima chiacchierata ringraziandoti infinitamente per tutto quello che hai fino ad adesso regalato partendo ovviamente dagli Evil, dai Death Dies e non tralasciando gli straordinari Mater A Clivis Imperat che per me sono un’eccezionale forma d’arte e per la quale ti anticipo chiederò un approfondiremo in un prossimo incontro.
Ringrazio te, per la tua attenzione scrupolosa e per l’opportunità concessami. Colgo l’occasione per ringraziare la Black Widow Records, la My kingdom Music e gli amici di Phestus. Volevo anche segnalare il prossimo disco di Elisa Montaldo dove ripercorrerà in chiave magistrale le sigle più famose degli sceneggiati fantastici degli anni 70.
Grazie ancora, ottime domande stimolanti.
SVM
Albus Diabolus
Samael Von Martin (Il Diavolo) – Voce, Chitarre, Synth, Tastiere, Basso.
Elisa Montaldo – Voce, Invocazioni, Synth, Tastiere, Dark Effects, Arrangiamento.
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