Ciao Regen, e’ innanzitutto un vero onore averti nelle pagine di Litanie del Buio. Sono passati quasi quattro anni da quello splendido album che porta il nome di Funeral Cult Of Personality, e’ tempo per un suo successore e se si puoi dirci qualcosa in merito?
Ciao Filippo, in questi quattro anni non siamo restati del tutto con le mani in mano, considerando che sono usciti su Avantgarde due live album e una raccolta di inediti e outtakes, release quest’ultima che io considero a tutti gli effetti come un album vero e proprio, seppur uscito in edizione limitata al solo vinile. Ma posso confermarti che proprio in queste settimane stiamo ultimando il mixaggio del nostro nuovo full length che spero sarà pubblicato entro la fine dell’anno sempre su Avantgarde, ma di cui preferisco non svelare dettagli.
L’animo umano è contraddistinto da un perenne dualismo tra la parte benevola e quella sicuramente più oscura, come quest’ultima vi influenza e come questa stessa influenza si è modificata nel corso degli anni e delle pubblicazioni?
Nella vita di tutti i giorni non è mai stato facile per me separare questi due elementi, dato che in ogni situazione è sempre stata la parte inconscia a determinare le mie scelte, anche in quei frangenti in cui mi sembrava di essere più che sicuro di tenere le cose sotto controllo. Artisticamente invece credo che la nostra musica abbia rappresentato da sempre una valvola di sfogo, come probabilmente lo è per chiunque altro, e qui la parte che tu definisci “oscura” è stata lasciata libera di agire, muoversi ed evolversi a suo piacimento, ma sempre sotto un occhio attento e scrupolosamente critico e autoironico, quel tanto che basta da mantenere sempre il giusto distacco da sé stessi e dagli altri.
C’è qualcosa oggi che ti spaventa e se si come questa paura si riflette nella tua musica?
Mah, alla soglia dei 47 anni credo che mi spaventi più di tutto il pericolo di restare senza idee e senza progetti, in senso assoluto. Non ravviso necessariamente questa paura all’interno delle mie forme d’espressione artistica, o almeno non me ne accorgo, ma tuttavia è una specie di ansia che mi perseguita in tutto quello che faccio sotto forma di una fretta costante, come se sentissi che la Morte debba arrivare domani costringendomi a lasciare qualcosa di incompiuto.
Ho sempre apprezzato nella vostra musica le melodie e le atmosfere, quali gli ingredienti necessari per permettere una così tale presa sull’ascoltatore?
In primis la semplicità, l’essenzialità e il totale disinteresse verso la tecnica di esecuzione di un brano o l’inutile sfoggio di particolari abilità (che tra l’altro non possediamo neppure).
Nella carriera degli Abysmal Grief riesci a identificare momenti che hanno coinciso con delle metamorfosi o dei cambiamenti e se ce ne sono potresti raccontarci qualcosa in più?
Credo che il periodo decisivo per noi si sia verificato in seguito alle fallimentari sessioni di registrazione del primo album, e nell’aver quindi investito all’epoca i nostri pochi soldi su uno studio tutto nostro in cui abbiamo potuto provare finalmente senza limiti di orario, e sperimentare a nostro piacimento suoni e tecniche di registrazione lo-fi artigianali e per questo assai personali, che ci hanno soddisfatto immediatamente e che hanno poi caratterizzato il nostro sound e tutte le nostre uscite successive. Dal vivo credo invece che una notevole metamorfosi sia stata la decisione di Labes C.Necrothytus di dedicarsi solo al cantato, e ingaggiare un tastierista. Elemento che ci ha permesso di migliorare notevolmente la nostra presenza scenica sul palco.
Domanda da fan, ho un pezzo preferito che non smetto mai di ascoltare e riascoltare “Borgo Pass” potresti parlarmene nei dettagli anche menzionando la sua storia?
Dovresti fare questa domanda a Labes, dato che è lui il compositore del brano, mentre io ho solamente scritto il testo. Quello che posso dirti però è che “Borgo Pass” finì sul lato B del 7” di “Hearse” in quanto era parecchio diverso da quello che stavamo componendo in quel periodo, quasi come fosse una specie di scarto o un azzardo, e inizialmente nessuno di noi credeva più di tanto nelle sue potenzialità, evidentemente sbagliando di grosso…
Se oggi ti chiedessi come definisci la musica degli Abysmal che per me non è etichettabile cosa mi risponderesti?
A noi piace definirci semplicemente Italian Dark Sound.
I testi e la musica degli Abysmal Grief sono molto legati alla Morte ed al Trapasso ma cosa è per te la Morte?
Un passaggio da uno stato a un altro, in cui non saremo più quello che siamo stati in questa vita, e di cui possiamo solamente supporre alcuni dettagli.
La vostra musica è da sempre legata in maniera autentica ed a doppio filo con l’esoterismo e l’occultismo, vedi attualmente un’inflazione nell’utilizzo di queste tematiche nel rock dando così in certi momenti la connotazione di “moda” a determinati comportamenti?
Ti ringrazio per la domanda. Si, e ne sono talmente nauseato da aver deciso di trattare questo argomento in modo abbastanza serio nell’album attualmente in fase di lavorazione. Non volevo fornirti anticipazioni ma ecco che l’ho appena fatto, haha…
Genova è una città che adoro in ogni suo aspetto, luminosa ed oscura come la mia Palermo, indipendentemente dal fatto che ci siano tante band nate dal suo ventre c’è qualcosa che secondo te vi da ispirazione?
La Genova degli anni’80/’90, in cui sono nate e cresciute tutte le principali realtà musicali considerate estreme o “oscure” come noi, Malombra, Segno del Comando, Necrodeath e altri, era una città operaia estremamente noiosa, cupa e triste, e credo che questa, almeno per noi, sia stata una vera e propria “benedizione”, se considerata sotto un’ottica di ispirazione artistica e perché no, di valori di vita. Purtroppo in quest’ultimo ventennio Genova è decisamente cambiata, si è internazionalizzata in senso consumistico, è diventata un’importante meta turistica, e gran parte di quella feconda decadenza (forse tutta) è andata completamente dissolvendosi per sempre.
Ho assistito diverse volte ad un vostro concerto, sono sempre stato ipnotizzato, cosa e’ importante per il vostro rituale e cosa permette di canalizzare l’energia in così tanto intenso modo?
Mah, per noi è importante che il pubblico si lasci guidare dalla musica e partecipi (possibilmente senza tenere tutto il tempo il cellulare in mano). Ti sembrerà banale come risposta, ma noi siamo pur sempre una band rock, e dal vivo riteniamo fondamentale che la gente ci segua in qualsiasi modo, anche se da parte nostra c’è volutamente un’interazione quasi nulla.
Curiosità personale, esistono degli artisti dai quali avete preso fonte di ispirazione che ancora oggi dal passato vi influenzano o dai quali traete ispirazione anche da generi completamente differenti?
Non starò qui a stilare per la milionesima volta l’elenco delle solite band da cui abbiamo tratto (e continuiamo a trarre) ispirazione, ma una di queste che non viene quasi mai presa in considerazione quando si analizza la nostra musica sono i Sisters of Mercy, ai quali ci siamo sempre rifatti non tanto per lo stile vocale, quanto per la struttura ripetitiva delle composizioni dal punto di vista ritmico: noi, come loro, abbiamo sempre improvvisato ed elaborato le nostre canzoni unicamente con l’ausilio di drum machines che tenevano un solo tempo preimpostato e un solo incedere dall’inizio alla fine (a causa di una mancanza quasi costante di batteristi fissi o adeguati in fase di composizione), e questo elemento ha sempre inevitabilmente conferito alle nostre composizioni un tono di monotonia che siamo riusciti a gestire e arrangiare più o meno brillantemente a seconda delle esigenze. E’ lo stesso modo di lavorare che io e Labes usiamo ancora oggi, il quale non ha assolutamente nulla a che vedere col Metal nè col Rock in senso stretto, ma forse più con la musica elettronica o pop degli anni ‘70/’80. E’ una chiave di lettura che nessuno ha mai veramente utilizzato per capire gli Abysmal Grief, purtroppo…
Hai diverse pubblicazioni come solista che personalmente adoro e che musicalmente sono molto diverse da quanto proposto negli Abysmal, quale il significato per te di queste opere e di come si incastrano nel tuo animo.
Come dico sempre, il mio progetto solista è nato dalla mia passione per i sintetizzatori e le fonti sonore di qualsiasi tipo, e ha principalmente una funzione terapeutica di rilassamento e riflessione. Se in genere, dopo aver pubblicato un album degli Abysmal Grief, non ascolto praticamente più quei brani, l’esatto opposto si verifica per le mie composizioni di matrice dark/ambient, che ascolto spesso a casa o che tengo nel lettore portatile. E’ principalmente una valvola di sfogo e una via di fuga da quel contesto esoterico che ha influenzato così pesantemente gran parte della mia vita artistica e personale
Lascio a te Regen ringraziandoti immensamente per tutto quello che hai fatto e farai le ultime parole verso i lettori di Litanie del Buio.
Ti ringrazio per le domande interessanti e mai banali, cosa assai rara di questi tempi.
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