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Dannosi Incontri- Nicola Rossi & Andrea “BJ” Caminiti (Doomraiser)

Ciao ed innanzitutto complimenti. E’ uscito da pochi giorni “Cold Grave Marble”. Quale l’iter che ha portato alla sua pubblicazione.

BJ – Ciao e grazie per i complimenti. Si è uscito da pochi giorni e ne siamo molto contenti. L’iter è stato sempre lo stesso che ci porta alla pubblicazione di un disco pur venendo da un periodo, che tutti conosciamo e ricordiamo, di blocco forzato nell’attività del gruppo, con poca attività live che per noi è sempre stata molto importante. Un iter che ci porta a lavorare di persona in sala, anche se non sempre in formazione completa. Per noi è molto importante il calore di essere in presenza come anima dell’entità Doomraiser.

Nicola: Ciao e grazie per i complimenti. Il suo primo sviluppo è iniziato subito dopo il periodo delle restrizioni dovute al Covid, fino ad arrivare alla sua completa realizzazione nei primi mesi del 2024.

Quale l’argomento o il concept che lega i brani dell’album?

Nicola: Non è un vero e proprio concept narrativo, ma può esserlo sicuramente sotto il profilo concettuale. Il disco parla della morte e dei suoi molteplici aspetti, della sua cruda certezza. Essa ci ricorda che l’uomo è un essere incompleto e smarrito di fronte ad essa, proprio come il più piccolo pulviscolo di polvere perso nel vento. L’immenso vuoto lasciato dalla persona che viene a mancare crea una nera voragine nel cuore, la sua grande assenza genera un abisso. Porta smarrimento e alienazione, rabbia e perdita di senso. Si forma una condizione mentale vicino alla ¨”Melanconia” Freudiana, che è quella di non accettare la perdita, che provoca la fissazione in una condizione di profondo dolore. Nello stesso tempo, vivere con la consapevolezza che un giorno tutto quello che viviamo attraverso i sensi cesserà di esistere, è atroce e viene associato alla caducità del tempo e dello spazio. L’ineluttabilità degli eventi della natura a volte possono portare l’uomo al centro di un grande disordine sensoriale.

Come si è sviluppato il songwriting dell’intero lavoro?

BJ – Come dicevo su, arrivano idee da tutti, chi più e chi meno, succede anche che nessuno porti nulla a volte, ma poi si cerca appunto di dargli quell’anima portando l’interpretazione che ogni singolo può avere, con il proprio stile e sensibilità, sui brani che escono in modo da completarli.

Nicola: Il lavoro si è sviluppato attraverso varie fasi. Una vera svolta compositiva, soprattutto sotto il profilo lirico, è avvenuta nei primi mesi del 2023.

A livello musicale può essere considerato il degno successore di un disco pazzesco quale “The Dark Side Of Old Europa” oppure esistono delle differenze significative? Se si quali?

Nicola: Sicuramente, come hai scritto tu, può essere visto come il degno successore di The Dark Side of Old Europa. Sotto il piano compositivo abbiamo cercato di seguire la scia del vecchio lavoro, affinando processi stilistici e marcando alcuni aspetti espressivi che avevamo iniziato a plasmare nell’album precedente. Il disco è pesante e umbratile, ma nello stesso tempo è un disco vario, multiforme, che esplora diverse sfaccettature melodiche attraverso ricche soluzioni strutturali.

BJ – Ogni nostro disco da continuità al precedente e in genere a quanto fatto. Cerchiamo di non rimanere statici. Abbiamo la nostra base di partenza, siamo Doom Metal non solo per il genere che proponiamo, ma proprio come spirito. Allo stesso tempo cerchiamo sempre di esplorare ed inserire elementi diversi, combinarli, sempre in base alla nostra sensibilità del momento.

Personalmente trovo sia un album molto cupo dal punto di vista sonoro, vi ritrovate?

Nicola: È vero, è un disco molto cupo e oscuro, per certi versi ossessivo e malinconico. D’altronde non poteva essere altrimenti, dato che esplora alcuni aspetti dell’esperienza legata alla morte, la morte vista come un vuoto immane, la più grande esperienza di disordine e di disgregazione del reale, la grande assenza. Tutto questo ha influito notevolmente sull’espressione stilistica e sulla produzione musicale.

BJ – Assolutamente, forse anche più cupo del suo predecessore, anche se più melodico. Questo forse dovuto anche al fatto che abbiamo voluto rimanere più semplici, quasi più legati a una struttura canzone classica.

Ho una mia traccia preferita “Once Upon The Fireflies” quale il suo specifico significato e la sua genesi?

Nicola: Avevo in mente una melodia vocale per farne un brano acustico. Nella fase di composizione ci siamo resi conto che la suddetta melodia si legava a pennello con un riff su cui stavamo gia lavorando, così abbiamo deciso di unire i due tipi di stilemi compositivi e ne è venuto fuori un brano strutturato su diversi piani stilistici. Il brano parla dell’incantevole e magico mondo dei bambini e dell’inesorabile scorrere del tempo. Quando ero bambino, c’era una strada del mio paese natio, Albi, un piccolo paesino situato alle pendici della Sila catanzarese, che in estate era un continuo baluginare di lucciole e io ne ero estremamente affascinato, rimanendo incantato dal loro bagliore. La strada che la sera mutava, trasformandosi in un vero e proprio spettacolo, sembrava appartenere al fantastico mondo dei sogni e delle fiabe, con questo scenario di luci e ombre, la notte era magica.

Il mondo dei bambini è costellato da visioni che collegano il reale al mondo del sogno e della fantasia, sono l’immagine della meraviglia. Crescendo questo incanto scompare, svanisce tutto, ci si perde tra la stanchezza del quotidiano di questa epoca buia, fugace e forsennata. Il brano racconta anche la disillusione che pervade il mondo degli adulti e la voracità del tempo.

Continuum pt 2&3 (Ultima Luce) richiama il primo episodio contenuto nel precedente lavoro, potete raccontarci di più?

Nicola: Volevamo ci fosse una linea sottile di continuità con il disco precedente, abbiamo così pensato di comporre un brano che creasse un ponte, un collegamento. Non è soltanto un richiamo al vecchio lavoro, ma rappresenta una sorta di chiave di volta simbolica a tutto l’aspetto concettuale dell’album, una sorta di risoluzione al nero viaggio iniziato gia con Reverse nel 2015.

BJ – Aggiungo anche proseguire il discorso di comporre un brano che si evolvesse con dinamiche, variazioni di intensità ed esecuzione, su un riff unico intorno a cui girare, senza strafare e creare quei brani lunghi e monotoni basati appunto su un mono riff lento.

In “Profondo Nero – Life in Black” vi è la presenza di due illustri ospiti, ovvero il grandissimo Flegias e il leggendario James Murphy che ricordiamo ha fatto parte anche dei mai troppo rimpianti Death. Come sono nate queste collaborazioni e cosa hanno dato al carattere tetro ed oscuro del pezzo?

BJ – Con Flegias e i Necrodeath tutti abbiamo un’amicizia che ci lega da tanti anni oltre che tanta stima reciproca. Loro sono storia. Visto il ritornello con la frase Black as Hell direi che nessuno meglio di lui potesse “strillarci” su. James Marphy invece è nato da un vecchio contatto di Marco e farlo suonare su qualcosa di diverso dal suo solito era stuzzicante.

Da menzionare sono anche i contributi nel parlato o raccontato di Nequam e Mario “The Black” Di Donato che credo diano un grandissimo valore aggiunto ai brani in cui partecipano, cosa potete dirci di più?

Nicola: Anche loro sono nostri amici e sono grandi artisti che stimiamo molto. Il loro straordinario contributo è stato prezioso per arricchire alcune parti, dando un taglio più oscuro, tetro e poetico in quei determinati brani.

BJ – Aggiungerei anche il Diavolo Misterioso, dietro cui non possiamo rivelare chi si cela e che ha fatto un grande lavoro con l’organo su due brani. Che dire, a noi è sempre piaciuto avere collaborazioni esterne per arricchire il brano seguendo sempre quella che è il nostro istinto e la nostra sensazione e avere persone di un certo spessore artistico, che stimiamo e che entrano nella nostra musica, nel nostro mondo, porta sicuramente più spessore ai brani quando avviene.

Da fan del Doom vi chiedo se esiste una sola band che tra tutte le altre ritenete imprescindibile e che vi ha influenzato maggiormente?

BJ – Qui le risposte possono essere diverse da parte di ognuno di noi e dirne una sola come influenza e solamente legata alla sfera Doom è impossibile. Se devo dirne una, ma solo perché ci sono particolarmente legato dico Cathedral, ma non come influenza nel nostro suono, forse solo per il loro non rimanere fossilizzati e aggiungere continuamente diversi elementi. Sono di parte però.

Iconica e’ la copertina del disco, c’è un significato particolare e come è nata?

BJ – Si c’è un significato legato al disco, anche se l’idea della copertina bianca era nata già subito dopo l’uscita del precedente disco che era al contrario nero. Il concetto del disco si è sposato bene con questa idea, anzi ci ha dato modo di svilupparla.

Nicola: Riflette le tematiche di tutto il disco. Il colore bianco è simbolico. Quando si pensa alla morte si pensa al colore nero, al buio e all’oscurità, mentre il bianco rappresenta la luce eterna, il forte bagliore emanato dal mondo degli spiriti. Nello stesso tempo il bianco rappresenta il freddo marmo tombale, il sigillo cimiteriale, la porta di pietra che consente ai vivi di potersi connettere con il regno dei morti.

BJ – Comunemente quando si pensa alla morte si pensa al colore nero, al buio, ad una cosa oscura e tenebrosa. Alcune correnti di pensiero credono, che la morte sia luce, un nuovo inizio, poiché quel giorno che segna la fine della vita terrena e da qui il bianco ed ecco perché Ultima Luce, sottotitolo del penultimo brano del disco.

Come band siete presenti sulla scena da circa venti anni, come vedete il movimento Doom italiano attualmente?

BJ – Venti anni proprio nel 2024 eheh. Il movimento Doom, o ancor meglio tutto il Dark Sound italiano è sempre stato prolifico e di grande livello. Tutt’ora è vivo e forte, ancor più stimato all’estero e forse sta godendo anche di maggiori riconoscimenti, anche se non sono mai mancati. C’è tanta qualità e tanta energia.

Curiosità’ personale, nella scrittura dei pezzi la vostra città di Roma con tutta la sua storia millenaria vi ha influenzato e vi continua ad influenzare?

BJ – Sicuramente il contesto in cui si vive influenza la persona e di conseguenza la propria espressione, che sia questa in forma musicale o in altra forma. Non è però una influenza principale, o per lo meno se c’è, arriva inconsciamente. Ci teniamo alle nostre origini, che sono molto più larghe, più tosto che scimmiottare cose che sono distanti da noi, dalla nostra cultura, dal nostro essere.

Nicola: Il luogo in cui si vive segna indubbiamente la parte culturale di una persona, ne influenza il profilo energetico e la parte artistica. Questo aspetto però non ha mai influenzato in maniera diretta la scrittura dei nostri brani.

Ho letto di un’incredibile data a Roma con Epitaph (che adoro) e Caronte, cosa devono aspettarsi i fan? Ci sarà un importante tour a supporto dell’album?

BJ – Siamo contentissimi di poter presentare per la prima volta ed interamente dal vivo il nuovo disco con un concerto condiviso con i fratelli Caronte ed Epitaph. Siamo anche molto onorati abbiano accettato di essere presenti a questa nostra festa anche per il rapporto che ci lega e che è maturato con il tempo. Un trittico che rende questa data assolutamente eccezionale. L’oscurità, ma anche tanto rock’n’roll , calerà su Roma il 9 novembre. Noi stiamo partendo con una serie di date che ci terranno impegnati per un bel po’ e qualche altra cosa in compagnia ci sarà nel 2025. Subito dopo, il 23 saremo allo Stige Fest a Parma per esempio.

Ringraziandovi non poco lascio a voi le ultime parole verso i lettori di Litanie del Buio.

BJ – Ringraziamo per l’intervista e speriamo di vedere tanti di voi ai nostri prossimi concerti. Vorrà dire che l’entità Doomraiser è riuscita ad accogliervi.

Nicola: DOOM ON!

Doomraiser

Nicola Rossi – Vocals/Synth

Marco Montagna – Guitars

Giuseppe “El Grigio” Nantini – Guitars

Andrea “BJ” Caminiti – Bass

Daniele “Pinna” Amatori – Drums

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