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Dannosi Incontri – La Janara

E’ un grande piacere poter avere questa chiacchierata con voi riguardo un progetto che adoro come quello de La Janara, essendo un fan di tutto il vostro percorso, parto proprio dal principio, cosa alla base di questa entità e come si è evoluta nel corso degli anni?

Nicola: Ci sono tre cose che amo alla follia: il metal italiano, il cinema horror italiano e l’Irpinia. L’idea di fondare una band che unisse tale immaginario con testi che ricalcassero temi cari al folclore della nostra terra d’origine era già nell’aria ed è arrivata dieci anni fa, nel 2015. Abbiamo cominciato con una demo autoprodotta di dieci canzoni caricata sul web. Da quel momento abbiamo cominciato a ricevere richieste per suonare dal vivo e per registrare un album. Ho mandato la demo alla Black Widow Records ed il resto lo conoscete già. Come si è evoluta La Janara? Di pari passo con la vita dei suoi protagonisti. Quando è stata pubblicata la demo avevo 24 anni, il mondo era un posto diverso. I social come Instagram erano agli albori, non si era così ossessionati dall’estetica social, ma già si fruiva della digitalizzazione quel tanto che bastava per facilitarci la vita. Era tutto molto più semplice, noi continuavamo a suonare, io scrivevo di continuo e non c’era un solo comune in tutta la provincia che non organizzasse contest fra band, serate musicali o concorsi che permettessero anche a degli outsider come noi – senza alcuna formazione musicale e con gusti poco ortodossi – di mettere in scena la nostra idea di musica e, nello specifico, di canzone. Oggi, ad esempio, non si suona così tanto in giro come allora. Col tempo abbiamo pubblicato altri lavori più professionali, abbiamo suonato in giro e siamo cresciuti come persone e come strumentisti, di conseguenza è maturato anche il rapporto fra i musicisti all’interno del gruppo. Il nostro modo di fare musica, rapportarci con i vari addetti ai lavori si è strutturato in maniera più complessa ma non per questo meno autentica. Ed oggi siamo qui…

Esiste qualcosa che più di altre vi ha influenzato in passato e che continua ad influenzarvi nel concept della band stessa, ovvero un argomento, delle note o qualsiasi altro elemento riteniate per voi fondamentale?

Raffaella: Sono determinanti le nostre origini, la nostra terra e tutto l’immaginario folkloristico a essa legato. Senza le leggende rurali della nostra Irpinia, il progetto non sarebbe neanche nato. Tutto ne risulta influenzato, dai testi alle musiche, persino il nome stesso della band.

Sono molto affezionato a “Tenebra”, secondo vostro lavoro del 2019, a sei anni di distanza dalla sua uscita come reputi il suo percorso in questo lungo periodo e cosa ha dato di ritorno a voi? Immagino tanta consapevolezza delle vostre possibilità e forse grande punto di partenza per il terzo lavoro.

Raffaella: Tenebra resta un disco che ha fatto molto parlare di sé e che continua a far sentire la sua voce. Tutti noi gli dobbiamo molto e ‘Le donne magiche’ gli è imprescindibilmente legato. Il nostro intento nella composizione di questo album era partire proprio dall’esperienza di Tenebra e portarla ad un nuovo livello di scrittura ed espressività.

Giungiamo alla notizia più attesa da tutti noi fan, ovvero l’ufficialità dell’uscita a maggio della vostra terza fatica “Le Donne Magiche”, quale la gestazione, l’approccio e metodo utilizzato nella sua stesura?

Nicola: Contando la demo, si tratterebbe della nostra “quarta fatica”, ma si tratta di un prodotto andato perduto! Il processo creativo che intraprende la Janara è più o meno lo stesso, ogni volta. Io scrivo tutte le musiche, i testi e le melodie delle canzoni utilizzando la chitarra acustica, talvolta l’elettrica. In un secondo momento, intervengono gli altri componenti che letteralmente interpretano ciò che scrivo. La gestazione, questa volta, è stata molto dolorosa. Per la prima volta non ho condiviso con il gruppo le canzoni fin da subito, ma a piccole dosi, l’unica persona che le ha ascoltate in anteprima è il caro amico Domenico Carrara alla cui memoria l’album è dedicato. Avevo le idee molto chiare per “Le Donne Magiche”, dal titolo dell’album alla foto di copertina, dai testi delle canzoni ai loro titoli e volevo che la band avesse già un prodotto finito e dettagliato su cui lavorare, in modo che una volta entrati in studio suonassero le canzoni avendo già in mente atmosfere, vibrazioni e artwork e si concentrassero sull’esecuzione come se dovessero registrare un album già impresso nel loro immaginario e che dovessero solo tirare fuori dalla loro mente. Ho cercato di scrivere in modo che nessuna canzone assomigliasse neanche vagamente all’altra. Una volta in studio, c’è stato un enorme labor limae con il nostro produttore Rocco Minichiello in fase di studio dei suoni, degli arrangiamenti, ma le registrazioni sono state brevi. Certo, gli appuntamenti in studio diradati nel tempo, ma abbiamo lasciato le prime take così com’erano, perché si conservasse un approccio diretto e ruvido.

L’album è coincidente con un concept o esiste un tema che lega tutte le tracce in esso contenuto?

Raffaella: Diversamente dall’EP e da Tenebra, ‘Le donne magiche’ non è un concept album, ma le sue canzoni sono legate tutte da una tematica ben precisa. Se ‘Tenebra’ è la celebrazione della morte, ‘Le donne magiche’ celebra la vita, l’amore e l’eros. L’amore non è più legato alla morte e alla vendetta, ma al rifiorire delle emozioni e alla loro esaltazione in tutte le loro forme.

Ho avuto la fortuna di ascoltare l’album in anteprima e la ritengo splendido ed una splendida evoluzione da voi intrapresa, lo trovo più “rock” ma ugualmente oscuro e pieno di folclore forse anche più di “Tenebra”, vi ritrovate?

Raffaella: Mi ci ritrovo appieno. Siamo consapevoli della svolta rock/prog di questo disco, a discapito della vena più doom alla quale molti nostri fan sono affezionati. Tuttavia, ritengo che la musica, oltre che espressione artistica, significhi anche crescita e ricerca, per cui ben venga una evoluzione in questo senso.

Trovo un altro punto a favore di “Le Donne Magiche” ovvero quello di entrare sin da subito nelle corde dell’ascoltatore e di non stancare mai anche dopo innumerevoli ascolti, come si raggiunge questo obiettivo che secondo me è il più importante?

Raffaella: È essenziale riuscire a creare delle melodie che si imprimano nella mente e nelle orecchie di chi tu ascolta, fondere ritmi e suoni che siano quanto più captici possibile. Il tutto fuso con degli arrangiamenti studiati ad hoc.

Reputo eccezionale il primo estratto “Le Castagne Non Cadono Più” con quel suo mood molto rock n’ roll e il ritornello che ti cattura sin dal primo ascolto, raccontateci di più.

Nicola: Un giorno Domenico mi chiese di accompagnarlo alla presentazione di un libro sull’Irpinia, l’argomento era l’enorme ricchezza rappresentata, per paesi come Montella, Bagnoli e Cassano Irpino dalla raccolta delle castagne. Le giovani madri, addirittura, iniziavano a svezzare i bambini con castagne e prodotti da esse derivati. Sfortuna ha voluto che quell’anno i castagni fossero stati attaccati da un parassita, e una frase mi si è materializzata in testa: “Le castagne non cadono più, attaccati al mio seno”. Il brano nasce acustico, doveva finire in quella veste sul disco ma una scelta coraggiosa in studio mi ha convinto a conferirle uno spirito a dir poco ruggente. ‘Tra la quercia e il camposanto’ è dove vivo, la necropoli illuminata è un posto speciale.

Altro stupendo pezzo è “Bruceremo” ovvero il secondo singolo, una traccia che alterna momenti più intimi ad altri più aggressivi ma sempre sorretti da una melodia ipnotica. Cosa puoi raccontarci?

Nicola: “Bruceremo” è l’unica canzone de La Janara di cui è nato prima il testo e poi la musica. Ricordo di averla scritta di getto a Pré-Saint-Didier, su un pezzo di carta, dopodiché, rientrato a casa, ho trascritto sulla chitarra la melodia che avevo avuto in testa per tutto il viaggio. I momenti più intimi sono stati registrati senza plettro, ho suonato la chitarra coi polpastrelli per ottenere un effetto più morbido. Volevo una canzone disperata, una canzone d’amore. Tutte le canzoni d’amore sono disperate, e io scrivo solo canzoni d’amore.

Ho però due tracce preferite per adesso che sono l’opener “Serpe” e “Inverno”, due canzoni molto diverse ma ugualmente intense e uniche, quali le loro peculiarità?

Raffaella: Sono due canzoni che mostrano un lato di noi che fino a questo momento non avevamo mostrato: ‘Serpe’ è aggressiva ma allo stesso tempo ammaliante, con le sue sonorità veloci ma intervalli lenti e orientaleggianti, ha le caratteristiche di un singolo e la trovo terribilmente ballabile. ‘Inverno’ è il nostro brano più lungo che fonde cantautorato e note doom martellanti e profonde, è atmosferica ed evocativa.

Esiste invece un brano tra quelli non menzionati per il quale volete raccontare qualcosa o a cui siete più affezionati per un motivo in particolare?

Raffaella: Personalmente mi ritengo molto affezionata a La notte è buia. È uno dei pezzi più vecchi dell’album e vede la collaborazione del chitarrista e amico Simone Pennucci (The Dhaze, Bird). Ha sonorità diverse rispetto alle altre dell’album, le chitarre acustiche la rendono melodica e ballabile. I suoi ritmi evocano il rituale magico e fascinoso del sabba, la danza frenetica e orgiastica delle streghe attorno al noce…

L’artwork di “Le Donne Magiche” è a mio parere spettacolare e molto evocativo, quale la sua origine?

Raffaella: La protagonista e l’artefice dell’artwork è la fantastica fotografa Rocchina del Priore. La abbiamo ‘conosciuta’ online molti anni fa, quando per caso su FB ci imbattemmo nella sua pagina. Da allora collabora costantemente con noi e può essere definita un vero e proprio membro della band.

Raffaella trovo la tua performance su “Le Donne Magiche” incredibile, evocativa ed in grado di rendere in pieno il concept della band e dell’intero lavoro, facendoti innanzitutto i miei complimenti puoi raccontarci qualcosa sul come la tua voce rende il tutto così credibile ed entusiasmante?

Raffaella: Ho lavorato moltissimo sulla mia voce e su come potesse rendere appieno il concept dell’album. Volevo sperimentare e spingermi oltre con questo lavoro. Credo di essere riuscita a toccare note che fino a quel momento non avevo esplorato. Ho messo il cuore e la mia anima in tutte le tracce, volevo che si percepissero le emozioni che sentivo nel cantare. Dopotutto è questo lo scopo della musica, incantare, comunicare emozioni, inquietare…

Esiste una traccia che ti ha dato qualcosa in più e per la quale ti sei sentita di dover donare un’attenzione particolare dato il tema trattato o anche il suo particolare sound?

Raffaella: Sicuramente ‘Bruceremo’, secondo singolo dell’album. Ha una storia particolare… fin da subito ho sentito un particolare legame con questa traccia, per cui non vedevo l’ora di registrarla. Arrivata in studio, ho comunicato al nostro produttore, chitarrista e amico Rocco Minichiello (fondatore dei Blackness Sound Studio e della band Release the Blackness), la mia volontà di volerla subito registrare. L’avevo arrangiata e cantata cento volte ma, una volta davanti al microfono, la canto, la registro e… non funziona per niente. Ci provo e riprovo, la riascolto, ma nulla. Non mi piace. Decidiamo così di tenerla da parte e di concentrarci sulle altre tracce. Terminate queste, arriva poi il momento di riprovare ‘Bruceremo’, ma ancora una volta non mi convince. Sono delusa poiché quella traccia la adoravo, ci avevo messo il cuore, ma non la sentivo mia. Alla fine, la svolta: la chiave era in un diverso arrangiamento, magistralmente diretto da Rocco, che ha letteralmente spremuto le mie corde vocali fino a quando non è riuscita. L’ho amata più di prima.

Leggo della partecipazione di Simone Pennucci (Bird, The Dhaze) che ha suonato le chitarre elettriche e i synth su “La Notte è Buia” e Ricky Dal Pane (Witchwood) che ha invece suonato le percussioni e realizzato i cori di “Mò che Viene Agosto”, come è nato il tutto?

Nicola: Simone Pennucci è un grande chitarrista. Vederlo suonare è un piacere, con tutte le sue chitarre e amplificatori vintage, ed ha un sound spettacolare. Mi chiese di scrivere due inediti de La Janara per un suo progetto e io gli proposi questa canzone, “La Notte è Buia”, che lui avrebbe dovuto produrre in una versione “demo”. Lo ha fatto in maniera eccelsa e quando siamo entrati in studio per registrare “La Notte è Buia” ho voluto che Simone ripetesse quella magia, e l’ha fatto. Ogni volta che riesco vado a sentire i suoi Bird. Ho suonato tutte le chitarre dell’album, ma in “La Notte è Buia” ho suonato solo le acustiche, ho lasciato a lui tutto il divertimento con gli amplificatori. Ricky dal Pane è un fenomeno, canta, scrive, suona tutto in maniera divina. Adoro i Witchwood e l’ho sempre seguito con ammirazione. Questo grande musicista romagnolo, che col tempo è diventato un vero amico, è per me fonte di ispirazione umana e artistica. Condividiamo passioni in comune, cinema, letteratura, musica, e abbiamo finito col fondare una band chiamata Salem Cross, che presto debutterà con un full-length. Date queste premesse, il passo è stato breve, ha donato colore e calore a un brano molto particolare, cantato nel nostro dialetto “Mò Che Viene Agosto”, e non ho idea di come verrà accolto, considerando che gran parte del consenso lo abbiamo raccolto, nel tempo, nelle regioni del nord Italia e in quelle dell’estremo Sud, molto più che in Campania e in Irpinia.

Quale il sentimento che provate a pochi giorni dall’uscita del nuovo album e quali le vostre aspettative?

Nicola: Ho realizzato un’opera perfettamente aderente a ciò che avevo in mente mentre la scrivevo, e sono appagato. Non ho idea di come verrà accolto l’album, ormai non è più nelle nostre mani, appartiene al giudizio critico di chiunque ne fruirà. La sua funzione catartica, ha avuto già i suoi effetti positivi sulla mia psiche, mi sento sollevato dalla sua uscita.

Spero tantissimo abbiate in programma delle date a supporto di “Le Donne Magiche”, potreste anticiparci qualcosa?

Nicola: Se ci saranno delle date non lo so, di certo non nell’immediato. Vedremo dove ci porterà questo album.

Ringraziandovi non poco per quanto fatto in questi anni e per quanto farete lascio a te le ultime parole verso i lettori di Litanie del buio.

Nicola: Ringrazio chi, come te, ci dà l’opportunità di raccontare la nostra musica e la nostra etichetta Black Widow Records, nelle persone di Massimo, Laura e Pino. La musica italiana è incredibile, cerchiamo di apprezzare e supportare alcune realtà prima che sulle stesse cali il sipario, e il sipario cala sempre, prima o poi.

La Janara

Nicola Vitale – Chitarra acustica ed elettrica, voce in “Domens”
Raffaella Càngero – voce
Rocco Cantelmo – basso
Giovanni Costabile – tastiere
Antonio Laurano – batteria

Social & Riferimenti

https://www.facebook.com/lajanara

https://www.instagram.com/lajanaraband/

https://www.youtube.com/@lajanara-witchnroll183

https://lajanara.bandcamp.com/album/le-donne-magiche

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