Come nasce l’entità IV Sigillo, quale l’idea da cui ha origine il tutto e cosa alla base del nome scelto?
Omar:IV sigillo nascono da un idea mia e di Attilio ,dopo lo scioglimento dei Thunderstorm volevamo formare una band doom metal, oltre ai soliti riferimenti di genere volevamo esplorare anche il dark sound italiano, senza nessun preconcetto se non quello di liberare la creatività. Tramite un amico comune abbiamo conosciuto Emiliano e poi Dario. Il feeling è stato forte, da band e non da project, dopo la prima prova abbiamo scelto IV Sigillo: in italiano come riferimenti al dark sound italico e il riferimento biblico all’apocalisse tanto cara e ispiratrice delle band doom e metal in generale.
Esistono delle band anche al di fuori del genere proposto che in qualche modo vi influenzano ed indirizzano ancora oggi?
Attilio: siamo abbastanza onnivori in termini musicali. Più che dal genere sono personalmente attratto dal quel senso di autenticità che pervade una produzione musicale: lo senti, lo respiri quando una band compone senza troppi fronzoli e ti vomita parte della sua anima in un brano. Quindi posso citarti personalmente i lavori solisti di Marc Lanagan o un bellissimo live di Paolo Conte di fine anni 80 giusto per farti qualche esempio. Le influenze sono quindi la risultanza di tutti i nostri ascolti come singoli che poi confluiscono nella musica dei IV Sigillo. Qualche influenza è più latente, qualche altra più preponderante.
Dario: questa è sempre una domanda alla quale è sempre difficile rispondere se non dilungandosi e passando di palo in frasca. Le influenze sono inevitabili, del tutto imprevedibili e spesso non legate al genere al quale si viene relegati. Io sono affezionatissimo alle opere di Paul Chain, dei suoi Death SS e dei Violet Theater oltre che dei Black Hole; non è possibile prescindere da Tony Iommi e dai Black Sabbath; Angel Witch, Witchfynde e Witchfinder General, sono bands che ascolto e riascolto da una vita (tanto per citare quelle ascrivibili al Dark/Doom). Sono terribilmente attratto dal cinema horror (soprattutto italiano) degli anni 60/70/80. Inoltre amo molta musica composta per i videogames dell’era 8 e 16bit, quando la musica veniva scritta a mano, usando suoni che oggi possono risultare scarni o striduli, ma che evidenziano ulteriormente l’incredibile creatività di compositori che all’epoca erano appena maggiorenni, creando atmosfere incredibili. Veri e propri musicisti come Rob Hubbard, Jeroen Tel, David Whittaker, Chris Hulsbeck o Allister Brimble. Tutto ciò che amiamo ci stimola e lascia un segno dentro di noi ed è inevitabile che tutto questo abbia una forte influenza su di me e sul mio modo di fare musica. Nello specifico dei IV Sigillo la fonte principale di musica è Omar, che da inizio ai lavori con linee di basso o canzoni abbozzate sulle quali poi tutti lavoriamo. L’estro e le capacità di Attilio alla batteria sono tali da permetterci qualsiasi cosa. Io ho lo spazio di creare riffs e frasi che raramente sono all’unisono col basso. Infine c’è Emiliano che nessuno riuscirà mai a confinare in nessuno stile specifico. Tutto questo per dire che le influenze sono tante e provengono da ovunque. Da parte mia c’è solamente la volontà di far confluire il tutto in un sound dalle atmosfere sulfuree e malefiche.
Il 25 aprile scorso è uscito il vostro primo album, cosa potete dirci riguardo al sound che avrà e dell’eventuale concept o filo conduttore esistente a livello di testi?
Omar: a livello di suoni ogni strumento ha il suo spazio ed è libero di prendersi il centro della scena nei momenti topici. Il basso sicuramente ha un ruolo importante come lo era nella NWOBHM. Abbiamo optato per una chitarra molto tagliente, una katana oserei dire, rispetto al classico muro di chitarre. Questo connubio insieme alla voce di Emiliano ci caratterizza molto. Nonostante abbiamo registrato in presa diretta, gli arrangiamenti li abbiamo voluti curare, così come il mix, per evitare l’effetto “appiattimento”. I testi sono opera di Emiliano , spunti che vengono dalle sue letture solitarie e ascetiche…
Dario: il sound che ha il nostro primo album è piuttosto inusuale. Abbiamo registrato in presa diretta, cioè pressochè dal vivo. Non c’è la batteria campionata. La mia chitarra non è super pompata. Io e Omar suoniamo in accordatura standard e non ribassata di uno o due toni come ormai si fa di consueto. Non credo ci sia un vero e proprio filo conduttore a livello musicale e lirico. Le canzoni sono piuttosto varie e l’album risulta eterogeneo in fatto di atmosfere o aggressività. L’unica volontà, come ho detto prima, era quella di ottenere un certo tipo di atmosfera.
Il vostro primo singolo “Satrap of the Cruel” è un concentrato di doom, e dark sound, potete raccontarci di più?
Omar: come ti dicevo durante la composizione non c’è stato né preconcetto, né secondo fine. Il tutto è stato molto naturale anche se ci piace curare i dettagli e l’atmosfera che vogliamo dare al pezzo. In questo caso gli inserti di tastiera servono a dare quel tocco orrorifico tanto caro ai film di Dario Argento o Fulci; siamo molto ispirati da questo tipo di filmografia che poi si tramuta in suoni.
Trovo splendido il video a supporto del nuovo singolo, quali i dettagli?
Attilio: nasce da un’idea di Omar puoi sviluppata in comune e ispirata al filone Horror Italiano 70/80. Ovviamente il testo visionario della canzone con protagonista il Satrapo ha fatto la parte del leone come ispirazione. Non volevamo fare il solito video con noi che suoniamo e basta… ci piaceva una storia che fosse evocativa quanto lo è il brano che è anche il primo singolo dell’album. Una menzione a Fabio Bruno che ha filmato ed al regista nostro buon amico Giorgio Gibellini che ha dato un taglio veramente professionale al tutto, senza il quale tocco mai saremmo riusciti a raggiungere il risultato. Lasciando ad ognuno lo spazio interpretativo che vuole dare guardando il video, diciamo che intrappolato nel palazzo del Satrapo lo spettatore in prima persona scorge dietro ad ogni porta delle nefandezze e crimini e alla fine viene invitato a sedersi a brindare allo stesso tavolo del Satrapo, poiché sotto incantesimo è lui stesso ad averle commesse…
Omar: il voyeurismo verso il sadismo che è un po’ nella natura umana: guardo e mi fa paura, ma continuo a guardare perché c’è quell’inspiegabile piacere.
Menzione particolare merita la splendida copertina dell’album, quale l’idea sottostante ad essa?
Omar: La copertina è la summa del nostro sound e del nome IV Sigillo: il quarto cavaliere dell’apocalisse viene risvegliato dalla sacerdotessa che non è altro che l’allegoria del nostro Dark Sound; come la nostra musica apparentemente spoglia e seminuda, ma analizzata più a fondo rivela sempre maggiori dettagli. Lo stile e uno stile tra Frazetta o Taglietti, tra l’epico e l’horror 70/80. Il simbolo, il libro… un po’ di citazioni a “… e tu vivrai nel terrore! L’aldila” di Fulci. Questa idea ha preso forma grazie al canvas realizzato dalla bravissima Jowita Kaminska e alla sua empatia nel capire subito l’idea sopra descritta.
Esistono dei brani all’interno dell’album a cui siete legati in maggior modo e se sì per quale motivo?
Omar: tutti i pezzi sono stati registrati in presa diretta proprio per catturare la “magia” del suonare insieme e della carica live, difficile scegliere … ti direi “Sub Vesperum”, perché è l’ultimo pezzo composto e perché ha tutte le sfaccettature dei IV Sigillo, la parte doom più epica, il dark sound, una parte con due bassi armonizzati, la parte più heavy metal con Dario e Attilio che sfoderano tutto il loro arsenale e le mille più una interpretazione di Emiliano che passa dall’ epico al recitato.
Dario: probabilmente i brani a cui sono più legato sono l’iniziale “In the Tofet” e la “Satrap” del video. Sono le prime canzoni che ho ricevuto col solo basso e batteria ancora molto rudimentali e sulle quali ho lavorato. Sono praticamente quelle con cui mi sono fatto conoscere da Omar e Attilio mandando loro la mia parte (conoscevo già da tempo Emiliano che provava già con loro. Fu infatti lui a reclutarmi). Invece, a livello di mero gusto, probabilmente la mia preferita è “Sin Eater”: originale, dalla ritmica particolare, apparentemente semplice e con poche note ma piena di insidie, accattivante e… cattiva!
Attilio: In questi casi è sempre difficile dire a quale figlio sei più affezionato ma ho una predilezione per “Slacken”: è una canzone completa che sviluppa il sentimento ed il testo nel miglior modo possibile, davvero fedele. Un altro brano secondo me davvero “IV Sigillo style” è “Emptiness that hurts”. Un orgasmo lento e imperioso.
Come nasce un pezzo del IV Sigillo?
Omar: I pezzi nascono in maniera un po’ inusuale rispetto al classico songwriting Metal che parte dalla base di chitarra. Nel nostro caso creo una scheletro della canzone con basso, tastiera, qualche melodia vocale e un virtual drummer per capire se il tutto “gira”. Fatto questo condivido la “base canzone” per far sì che ognuno possa costruire la sua parte. Visto che viviamo lontani e il tempo per provare é sempre poco, cerchiamo di massimizzare il tutto.
Dario: esatto. Il fatto che viviamo tutti piuttosto lontani gli uni dagli altri ci spinge ad ascoltare attentamente ciò che propongono gli altri, cercando di dare ulteriore carattere all’idea di partenza. Arrivando così alle prove con un bel bagaglio di cose da mettere insieme, scartare o rielaborare. Per me in particolare è una cosa del tutto nuova. Con l’altra mia band (MenacE) sono abituato da sempre a comporre la maggioranza della musica e ad andare molto più veloce. Qui si parte dal basso e da una ritmica. Un approccio molto diverso e sicuramente stimolante. Le canzoni risultate da questo processo, che ora potete ascoltare, mi rendono orgoglioso.
Come definireste con poche parole o con un singolo aggettivo il vostro nuovo lavoro?
Attilio: Siamo tutti musicisti non di primo pelo, pregi e difetti compresi: speriamo fortemente che questo debutto possa essere considerato realmente come un lavoro autentico nella proposta e nell’esecuzione. Niente che non si fosse sentito prima ovviamente, ne siamo consapevoli anche perché la nostra proposta sta nei canoni del genere ma speriamo che l’entusiasmo con cui abbiamo composto i brani sia tangibile. Poi preferiamo alla fine che l’unico giudice sia colui che ascolta il disco.
Omar: qualcuno ci ha definito Horror Doom o Apocalyptic Doom…
Dario: francamente mi trovo in difficoltà quando mi chiedono che musica facciamo. Non sto parlando di originalità (cosa che credo sia impossibile, e credo che al giorno d’oggi sia una parola usata impropriamente per definire qualche strano o improbabile miscuglio di generi). Credo però di poter dire che ci distinguiamo, a livello di sound, dal trend generale relativo all’etichetta “Doom”. Non sembriamo i Candlemass e nemmeno i Cathedral o i Pentagram ecc ecc… tradizionali sì, ma non scontati. Siamo stati attenti a queste cose…hahaha! Direi che sicuramente c’è qualcosa di orrorifico e sinistro nella nostra musica, che sicuramente il ritmo è quello rallentato (ma non troppo) del Doom/Dark sound, ma non saprei ancora “etichettare” la nostra proposta. Forse la cosa più sensata, se dovessi per forza dare una definizione, sarebbe accostarci ai primi Black Sabbath. All’epoca non era ancora stata inventata la parola “Heavy Metal” nè tantomeno “Doom” e il loro repertorio andava dalla canzone omonima a “Symptom of the Universe”. Passando per “Changes” o “War pigs”.
Attraverso il primo video e degli spezzoni di filmati che girano sul web ho visto e notato la vostra carica live, cosa per voi è fondamentale nella riuscita?
Dario: ritengo che la musica Rock o Metal viva principalmente nella dimensione live, dal vivo. Suono da molti anni, vedo e ho visto migliaia di concerti. Questa musica fa parte della mia vita praticamente da sempre e la amo. La carica che hai notato non è altro che l’ espressione di questa musica. Credimi, non è molto diverso in sala prove…mancano solo le luci, i costumi e un po’di volume hahaha!
Avete già programmato delle date a supporto di IV Sigillo?
Dario: Abbiamo già fatto circa una decina di concerti (di cui uno in Germania). Purtroppo non avendo ancora l’album disponibile non avevamo molte armi per poterci proporre, ma perlomeno abbiamo potuto valutare la reazione del pubblico che vede per la prima volta una band sconosciuta che propone musica inedita. Il risultato è stato sicuramente incoraggiante e altamente motivante. Ora siamo finalmente pronti e ci muoveremo presto.
Quali le vostre aspettative a pochi giorni dall’uscita del nuovo lavoro?
Dario: è naturale che a noi l’album piaccia davvero molto ed è altrettanto naturale che auspichiamo venga apprezzato altrettanto dagli ascoltatori. Siamo consapevoli di appartenere ad una piccola nicchia di “mercato” (si può ancora usare questo termine?) ma personalmente ritengo che “Quarto Sigillo” sia un lavoro interessante e che potrà essere apprezzato.
Lascio a voi le ultime parole di questa interessante chiaccherata ringraziandovi per quanto regalatoci.
Dario: Siamo noi a ringraziarti, Filippo. Sei sempre attivo e alla ricerca di cose nuove. Leggo spesso il tuo blog e mi fa molto piacere che tu ci abbia scoperti e che abbia voluto fare queste quattro chiacchere con questi quattro sigilli rockers haha! Anche se ci siamo da qualche anno, in realtà la strada inizia proprio ora, dalla pubblicazione dell’album e anche da questa intervista. Puoi star certo che noi daremo il massimo e ogni volta che il IV Sigillo verrà aperto………………………. CIAO E GRAZIE!
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