Ciao è un enorme piacere. Come nascono nel 2011 i Caronte? Quale l’idea di fondo?
Ciao, il piacere è nostro. I Caronte in realtà nascono nell’autunno del 2010 dalle ceneri della Horror punk band The Wraiths dove suonavo con Dorian e Tony. All’epoca eravamo alle prese con la composizione del nuovo album. Una sera in sala prove uscì per caso il riff di quella che sarebbe poi diventata Black Gold, in pochi minuti ultimammo il pezzo che si compose praticamente da solo.
Il suono e le atmosfere che sprigionava ci illuminarono la via e ci fu chiaro da subito che i The Wraiths erano arrivati al capolinea e che dovevamo dedicarci a qualcosa di nuovo.
Proseguiamo con il significato del nome Caronte, ritengo lo stesso sia identificativo della musica che create, per me come una sorta di veicolo verso un qualcosa di particolare, oscuro. Vi ritrovate e cosa alla base?
Si hai detto bene, ricordo che quando decidemmo il nome della band volevamo qualcosa in italiano che richiamasse l’idea di viaggio e che si sposasse con le atmosfere oscure e fumose del pezzo che avevamo creato. Fra tutte le idee che vennero fuori Caronte fu l’unico nome che ci trovò tutti d’accordo.
Cosa ispira i vostri testi e le vostre liriche?
I nostri testi sono ispirati da sempre e nella loro totalità alle opere dei più grandi occultisti ed esoteristi, a visioni e rituali. Principalmente al lavoro di Aleister Crowley e di tutti i suoi “figli magici”, come Grant o Frater Achad e soprattutto alle sue esperienze sciamaniche in sudamerica.
Quanto è importante per voi l’esoterismo in musica?
Per noi è tutto, abbiamo preso questa direzione dall’inizio e continueremo questo percorso continuando a trattare tematiche di questo tipo.
Ci sono state fasi dove siamo scesi più in profondità nei concetti espressi ed altre dove abbiamo preferito una chiave più “leggera” e di più “facile” accesso alle tematiche trattate.
Per noi è importante che la Musica sia un mezzo per smuovere gli Spiriti delle persone.
Il sound vostro marchio di fabbrica è una miscela molto interessante tra doom, dark sound, rock, gothic ed a tratti anche a mio parere un pizzico di punk, cosa ha portato a tale risultato unico almeno nel nostro paese?
Abbiamo sempre composto ogni singola canzone dei Caronte tutti insieme, i primi tempi in quattro e poi in cinque da quando si è unito Asher alla band. Ognuno ha sempre contribuito con le proprie influenze personali alla stesura dei pezzi e per quanto avessimo sempre un’ idea comune su quello che volevamo fare i diversi ascolti di ciascun componente hanno dato vita a canzoni ricche di contaminazioni.
Diciamo che non ci siamo mai posti dei paletti, abbiamo sempre fatto quello che ci sentiamo di fare e ci piaceva senza stare troppo a pensare se era abbastanza doom.
Ci sono delle band che vi hanno ispirato più di altre? Nel caso mi interesserebbe conoscere quali ed il motivo per il quale proprio loro.
Potrei citarti tante band, ma quella che più di tutte ci ha ispirato, specialmente agli inizi, e alla quale siamo stati più legati è stata indubbiamente gli Electric Wizard. E’ la band che ci ha sempre messo d’accordo tutti e ci ha sempre affascinato sia a livello musicale sia per le atmosfere e le sensazioni che riesce a trasmettere live.
A parte loro credo sia giusto citare altre due band che hanno avuto un forte impatto su di noi e ti dico Danzig e Devil’s Blood.
Come nasce un pezzo dei Caronte, quali sono le dinamiche e soprattutto esiste un rituale particolare da seguire?
Di solito quando componiamo ci piace rinchiuderci nella taverna di Tony, un posto magico che per noi è diventata come una seconda casa allestita a nostra immagine. Diciamo che non c’è nessun rituale particolare, quando ci rinchiudiamo la sotto il tempo si ferma ,il mondo esterno viene completamente tagliato fuori e le idee e le sensazioni di ognuno di noi cominciano a circolare. Normalmente quando ci riuniamo lì qualcosa di buono viene sempre fuori. Quando passi da queste parti fai un fischio che ti ci porto.
Sono passati ormai diversi anni ma potreste raccontare qualcosa di particolare o dei retroscena sulla scrittura dell’album “Wolves of Thelema” che reputo eccezionale?
Abbiamo lavorato sodo su quell’ album, avevamo appena inserito una seconda chitarra e avevamo la consapevolezza di avere molte più soluzioni. Ricordo che ci sentivamo molto ispirati , con tante idee nuove e ognuno di noi voleva mettere del suo in ogni pezzo. Questo inevitabilmente portò anche a diverse discussioni interne in fase di composizione ma sono convinto che il risultato finale abbia poi messo d’accordo tutti. Sicuramente non avevamo mai lavorato così duramente su un disco prima di Wolves of Thelema e questo ci ha portato anche una certa maturità.
Ho dei brani preferiti all’interno della vostra discografia “Totem” dell’album Yoni e “Queen of the Sabbath” tratto da “Wolves of Thelema”, potreste raccontarci di più in merito?
Ti confesso che sono due dei miei pezzi preferiti, Queen of the Sabbath è stata per tanto tempo il pezzo di apertura dei nostri concerti. E’ uno dei pezzi a mio avviso più potenti che abbiamo mai scritto e anche dal vivo ha sempre avuto un’impatto notevole.
Totem invece credo sia stata proposta dal vivo solamente in un’occasione e non ha mai più trovato spazio in scaletta. Per quanto mi riguarda è un vero peccato perché lo trovo un pezzo eccezionale.
A parte l’EP “Circle” del 2022 l’ultima vostra pubblicazione sulla lunga durata risale proprio a Wolves of Thelema del 2019, sono maturi i tempi per il suo successore? Se si potete darci delle succose anticipazioni?
Si, i tempi sono maturi, ancora un po’ di pazienza e a brevissimo saremo pronti per un annuncio molto importante, anzi direi un paio di annunci molto importanti.
Oltre che discograficamente parlando in questi ultimi due anni siamo rimasti abbastanza in disparte anche per quel che riguarda l’attività live ,salvo qualche sporadica apparizione, ma non siamo certo rimasti immobili.
Abbiamo lavorato per due anni nell’ombra e fra poco finalmente arriverà il momento di rimettere tutto al suo posto.
Se doveste descrivere il futuro nuovo album con poche parole o con addirittura un aggettivo quali scegliereste?
Se dovessi descrivere il nuovo album dei Caronte con un aggettivo lo definirei MUSCOLOSO. Che è stata un po’ la parola d’ordine durante tutta la composizione.
Ho assistito a diverse vostre performance, la prima al live di Trezzo di spalla ai Death SS ed anche in quell’occasione mi avete colpito tantissimo, ricordo l’oscurità trasmessa e il fatto che i presenti pur essendo li soprattutto per la band principale non riuscivano a staccare gli occhi dal palco, cosa ritenete che sia fondamentale nelle vostre performance live e cosa volete trasmettere al vostro pubblico?
Al nostro pubblico ogni volta che saliamo su un palco vogliamo trasmettere forza ,compattezza e trascinarlo in un viaggio oscuro e vorticoso per tutta la durata dello show. Fra marzo ed aprile ci imbarcheremo per un tour europeo insieme ai Cult of Fire e The Great Old Ones dove promuoveremo il nostro nuovo album e riporteremo sul palco tutto questo.
Una domanda sulla scena dark italiana, ogni giorno scopro band e nuove realtà che dimostrano come sia più florida che mai, cosa ne pensate e come i Caronte si posizionano?
La scena è molto florida e piena di band di qualità, noi dal canto nostro non saprei bene come ci posizioniamo. Sicuramente facciamo il nostro come abbiamo sempre fatto mettendoci l’anima e giocando sempre a viso aperto senza farci influenzare da chi vorrebbe una scena di band allineate ad un unico pensiero e agendo sempre di testa nostra con i suoi pro e i suoi contro.
Lascio a voi le ultime parole di questa chiacchierata sperando di vederci presto ancora una volta dal vivo.
Grazie infinite per questo spazio che ci hai dedicato, te ne siamo grati. Restate sintonizzati sui nostri canali social, presto inizieremo a svelare i dettagli del nuovo album.
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