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Occult & Dark Music Blog

Dannosi Incontri – Epitaph

E’ per me un onore e piacere poter parlare con voi a riguardo della leggendaria creatura chiamata “Epitaph”, parto con una mia curiosità sulla storia della band ed in particolare vorrei chiederti se l’aspetto concettuale, musicale e discografico è stato “modificato” tra la primissima formazione e quella che poi è stata rinnovata nel 2007.

MAURO: Ciao Filippo! Partendo dall’inizio del 2007 ti posso dire che non è stato assolutamente facile trovare le persone giuste. All’inizio chiesi ai vecchi membri della band ma avevano atri progetti da portare avanti. Ci misi due anni per trovare le persone giuste che avessero la mentalità e il modo di suonare tale da portare avanti l’idea Epitaph. Direi che ce l’ho fatta alla fine… ovviamente qualcosa è cambiato ma siamo riusciti a mantenere il modo di comporre e il suono della band. Diciamo che questo è Epitaph 2.0 HA HA,  poi ora con il ritorno  (alle tastiere) del nostro Giampi Tomezzoli il cerchio dei vecchietti si è chiuso HA HA lui è stato il cantante del primo demo e bassista negli altri due, una persona storica per gli Epitaph.

Cosa c’è alla base della musica e dei testi degli Epitaph, esiste un’idea che vi ispira più di ogni altra cosa?

MAURO: Cerchiamo di creare delle  emozioni particolari nell’ascolto dei nostri pezzi, come se volessimo portare le persone, durante l’ascolto, in una dimensione diversa. Ci piace l’oscurità e proviamo a trasmetterla in musica. Questo è l’effetto che deve dare in primis a noi e poi all’ascoltatore.

LORENZO: Alla base della musica degli Epitaph c’è l’oscurità…per noi è fondamentale creare un’atmosfera pesante e cupa. 

RICKY: Posso ovviamente parlare della musica prodotta da quando sono entrato a far parte della band, cioè da qualche anno. Gli Epitaph hanno una lunghissima storia alle spalle e sicuramente uno stile compositivo molto riconoscibile ma allo stesso tempo decisamente vario. Le musiche come ha già detto Lorenzo sono caratterizzate da atmosfere cupe e pesanti ma ciò che distingue la band in fase di scrittura è il riuscire ad imprimere il proprio marchio anche su idee apparentemente molto diverse tra loro. Per quel che riguarda le liriche del nuovo album non c’è un unico filo conduttore  anche se temi e riflessioni sulla morte e la caducità di ciò che circonda, la sofferenza, ma anche su certi aspetti, perché no, dell’amore e degli stati d’animo ad esso legati, alla sofferenza, al vuoto interiore, ricorrono molto spesso.

Una domanda che può essere considerata un po’ tardiva ma dato che sono un vostro fan e mi interessa la faccio, personalmente ritengo che “Claws” sia un album incredibile che ho ascoltato sino allo sfinimento, puoi raccontarci l’idea a fondamenta dello stesso e come siete arrivati ad un così incredibile risultato?

LORENZO: Ti ringraziamo molto per l’apprezzamento. Claws è stato un album in cui noi abbiamo creduto molto. All’epoca della stesura iniziale dei brani avevamo molti riff di chitarra ma ci siamo concentrati principalmente su quelli che risultavano più cupi e oscuri, volevamo che fosse un album più crudo e con un approccio più live del precedente. Anche gli arrangiamenti strumentali e le melodie vocali erano focalizzate su questo obiettivo. 

MAURO: Come diceva Lorenzo, abbiamo lavorato molto sui riff più cupi prendendo anche qualcosina dal passato. Avevo trovato dei vecchi tapes fatti in sala prove attorno al 1990 con qualche riff di chitarra che erano stati dimenticati e da lì abbiamo iniziato a comporre un pezzo. Il resto dei pezzi sono venuti nello stesso stile. E’ stato un lungo lavoro ma è uscito il disco che volevamo, anche in fase di registrazione non abbiamo fatto molti arrangiamenti perché volevamo che suonasse molto diretto per portarlo poi live il più possibile e nel modo più fedele possibile all’originale. Mi fa molto piacere che ti piaccia, per me è un pezzo di cuore “Claws”.

Altra curiosità personale in merito allo splendido tributo ai Death SS edito dalla Black Widow Records nel 2018 e denominato “Terror Tales”, cosa alla base della vostra scelta di partecipare con  “The Bones And The Grave” ovvero un brano che trovo splendido.

MAURO: Qui si apre un mondo…ha ha ha. Ci contattò la Black Widows per far parte di questo tributo ai Death ss e ci mandò la lista dei pezzi ancora disponibili. Vedendo che tutti quelli vecchi, come Chains of Death ecc erano già stati assegnati ad altre band ci trovammo in difficoltà, volevamo un pezzo da rifare che fosse più nelle nostre corde e chiesi alla Black Widow il permesso di fare “The Bones and the Grave”. Un pezzo che Paul Chain faceva spesso live ma che non aveva mai registrato, diedero l’ok e lo rifacemmo a modo nostro. E’ piaciuto molto, fu la scelta migliore.

Come nasce un pezzo degli Epitaph, ci sono rituali particolari da seguire oppure no? Nel caso è cambiato qualcosa negli anni anche considerando le diverse formazioni? 

LORENZO: Non seguiamo uno schema preciso per la stesura di un pezzo, a volte si parte da un’improvvisazione in sala prove, o da un riff di chitarra o basso, altre volte da un tempo di batteria o da una linea melodica. Il grosso del lavoro lo facciamo comunque in sala prove, suonando e risuonando decine di volte il tutto fino a quando non siamo completamente soddisfatti del risultato ottenuto. Ogni componente della band è coinvolto in prima persona nel contribuire a sviluppare il brano. Con l’entrata nel gruppo di Ricky, data la lontananza abitativa, abbiamo cominciato a sfruttare maggiormente il passaggio di file audio a distanza, comunque poi il tutto è stato ultimato in sala prove alla vecchia maniera.  

Di recente avete firmato un contratto discografico con My Kingdom Music lasciando la tedesca High Roller Records, cosa alla base di questa scelta?

MAURO: Nel passato ci siamo trovati molto bene con l’HR e siamo ancora in buoni rapporti. Purtroppo l’uscire di nuovo con l’HR avrebbe comportato una lunga attesa perchè aveva già molte uscite programmate e questo sarebbe stato per noi un vero casino, quindi mi sono messo a cercare una nuova label. Devo dire che con molto piacere abbiamo trovato parecchie labels interessate nel proporci un contratto ma Francesco della My Kingdom Music è quello che ha creduto più in noi. Siamo veramente onorati di far parte della famiglia My Kingdom e con lo stesso Francesco stiamo lavorando alla grande, lui è super professionale e sa il fatto suo. Spero che questa collaborazione duri per molto tempo.

È stata annunciata l’uscita del nuovo vostro lavoro a novembre, quale anticipazioni potete darci rispetto la componente concettuale del nuovo album e cosa sotto alla scelta del titolo “Path To Oblivion”?

RICKY: Come spiegavo prima gli argomenti trattati sono molteplici anche se concettualmente sono sempre riconducibili al percorso che ogni uomo intraprende in questa vita e che lo conduce inevitabilmente verso la propria fine… nella maggior parte dei casi anche verso l’essere dimenticati nel tempo. Le storie di un percorso, una via, un sentiero verso l’oblio appunto. I testi in questo sono comunque decisamente criptici e possono prestarsi a più interpretazioni. Anche in questo caso ciò che ci interessa maggiormente è “dipingere” uno scenario, creare un’immagine che sia evocativa e che possa stimolare una vera propria “visione” personale nell’ascoltatore.

“Path To Oblivion” è il primo lavoro con alla voce Ricky Dal Pane che personalmente ho sempre seguito nei Witchwood, ho visto delle performance live veramente infuocate, puoi raccontarci come si è sviluppato il vostro legame artistico nel corso di questi anni?

MAURO: Dopo l’uscita di Emiliano cercavamo un nuovo frontman ovviamente, ne provammo tanti e anche molto bravi, ma non riuscivamo a trovare un cantante che entrasse nella nostra mentalità e che ci desse delle vere emozioni. Conoscevo già Ricky, ne parlai con Nico e Lorenzo così gli feci una telefonata… da lì partì tutto. All’inizio non fu facile né per lui e ne per noi, la distanza tra Verona e Faenza si è fatta sentire ma abbiamo superato tutto con molta professionalità direi. Ora si è integrato perfettamente e oltre alla stima c’è una profonda amicizia. Ricky è un gran cantante, chitarrista e pure compositore, è la persona che stavamo cercando! Poi noi abbiamo sempre amato i Withcwood e il modo di cantare di Ricky vecchio stile.

Le tracce saranno legate da un concept oppure affronteranno temi ed argomenti diversi?

MAURO: Come diceva Ricky poc’anzi, non c’è un concept alla base. L’unica tematica che ha un filo conduttore sono i testi.

A livello musicale cosa devono aspettarsi i fan, seguirete il percorso tracciato con “Claws” oppure avete riservato qualcosa di ancora più particolare? 

RICKY: Per forza di cose il sound ha subito delle variazioni rispetto a Claws anche per il fatto che il mio stile vocale è decisamente diverso da quello di Emiliano (artista e persona che stimo moltissimo) ma in un certo senso più simile a quello del periodo storico della band… quello delle demo per intenderci. Il marchio del sound Epitaph è sempre ben radicato anche se quello intrapreso è, com’è giusto che sia, un nuovo percorso.

MAURO: Ha già detto tutto Ricky perfettamente. Posso solo aggiungere che “PATH TO OBLIVION” è un disco forse più diretto degli altri, forse anche più heavy. Lo dovete acquistare ed ascoltare attentamente…HA HA HA.

Magari no, ma esiste una band che più di ogni altra può identificare il sound che vi accingete a presentare in “Path To Oblivion”? 

LORENZO: Stimiamo molte band e siamo legati ad un sound che guarda più al passato che al moderno, in merito a “Path To Oblivion” possiamo dire che il sound sarà Epitaph al 100 per 100.

MAURO: Non saprei dirti davvero. Credo che si senta l’italian dark sound del passato riportato al 2024. Questo è quello che ci viene naturale. A me fa piacere pensare che il sound Epitaph sia l’evoluzione dei Black Hole riportato come volevo dirti ai giorni nostri…

Se doveste definire il nuovo album con un aggettivo, quale utilizzereste e perché?

RICKY: Questa è difficile… mi vengono in mente svariate immagini associate alla nostra musica che hanno a che fare con vecchie querce che vegliano sul sonno dei morti, cripte e anfratti umidi, luoghi desolati, scale che scendono negli abissi dell’anima…arduo trovare un solo aggettivo.

Il doom nel corso degli ultimi anni sta avendo una seconda o terza giovinezza, voi che avete vissuto la possibilità di seguire da sempre il movimento quanto ritieni autentica l’ispirazione da parte delle band attuali e quanto invece potrebbe essere solo moda?

RICKY: Rispondo anch’io a questa domanda anche se non ho di certo l’esperienza “millenaria” di Mauro. Dipende molto da cosa si intenda per doom e come ci si identifichi con esso. Doom per me non significa solo suonare lenti e pesanti e più che un stile musicale per me è un vero e proprio modo di approcciarsi alla vita e a ciò che ci circonda. E’ come avere la capacità, il dono, o la maledizione in base ai punti di vista, di poter scorgere la realtà attraverso il velo che la ricopre per carpirne gli aspetti più mistici e profondi, che siano fatti di luce o tenebra… c’è quasi un senso di religiosità dietro a questo modo di vivere la propria esistenza e la musica doom per me incarna perfettamente questo tipo di visione. Quando è vissuta così difficilmente può essere definita una moda. Ovviamente questo è il modo in cui lo sento io. Negli anni poi il doom ha avuto alti e bassi di popolarità senza mai comunque scomparire, anche evolvendosi in certi casi ma rimanendo sempre materia per pochi veri eletti e fedeli se vogliamo. Ogni tanto si risveglia uscendo dalla propria cripta per venire alla luce per poi tornare strisciando negli abissi da cui è fuoriuscito attendendo il momento di poter risorgere in un ciclo infinito di rinascita e morte…una visione molto Lovecraftiana se vogliamo ah ah.

MAURO: Il doom – dark sound italiano negli anni 80 e 90 ha fatto scuola in tutto il mondo. Quando abbiamo fatto l’ultimo tour europeo, da parte dei  ragazzi  le domande erano sempre concentrate sui Death ss- Paul Chain vilolet Theater- The Black- Black Hole ecc. Sono tutte band che hanno lasciato un segno indelebile nel panorama doom. Tutte diverse tra loro ma che trasmettevano l’essenza del dark sound (ora chiamato doom). Ora trovo che ci siano parecchie band giovani molto brave che purtroppo però hanno lasciato quella strada per proporsi più verso lo stoner. E’ vero che la musica si evolve e probabilmente è giusto così ma mi dispiace molto questo distacco dalle radici dark sound italiane. Questo è il mio umile pensiero. Per il resto sono d’accordo con Ricky.

Le vostre performance live sono sempre molto intense ed ipnotiche avete delle date in programma nei prossimi mesi?

Ti posso confermare la data del 31 Ottobre a Villafranca di Verona. Sarà una serata particolare con gli amici VII Vitium, al loro primo concerto, band da non perdere assolutamente. E poi ci saranno molti ospiti. Per quella data noi avremo già il nuovo disco a disposizione ,cd,vinili ecc. Poi sto lavorando con il nostro tour manager per diverse date sia in Italia  e all’estero. C’è molta carne al fuoco.      

Lascio a voi le ultime parole di questa chiacchierata sperando di vedervi presto dal vivo… la data del 31 ottobre l’ho già segnata.

MAURO: Intanto ti ringrazio per questa intervista e per il supporto. Tenetevi aggiornati sul nostro sito e la pagina FB.

Un oscuro abbraccio a tutti voi.

Mauro & Epitaph        

Epitaph

Ricky Dal Pane – Voce

Mauro “Tolly” Tollini – Batteria

Giampi Tomezzoli – Tastiera

Nico “Doominus” Murari – Basso

Lorenzo “Loah” Loatelli – Chitarra

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