Ciao, e’ un piacere avere l’opportunità di poter conoscere con voi l’idea alla base dell’entità doom Leta, raccontateci un po’.
DAMIANO. Ciao Filippo e grazie per lo spazio che ci concedi! Dunque, i Leta nascono nel 2016 per volontà del nostro bassista Gabriele al quale si è subito aggiunto Ilario (Mastermind degli Hopsend, ex Impero Delle Ombre) ed in un secondo momento sono arrivato io a completare il trio della nascente formazione.
In sala ci siamo trovati subito, tant’è che ad esempio “whispers in the darkness” nacque proprio in quelle prove dove tutto era in fase molto embrionale. Alla voce ci ha accompagnato per i primi periodi Lorenzo Latino (ex Speedfreak) che è stato determinante per la conclusione (a livello di testi) per gran parte dei brani che poi sono finiti sul primo disco. Con Lorenzo ci piace ricordare una delle nostre prime uscite live dove siamo stati compagni di palco dei grandi Fingernails del compianto “Bomber” Santoni. Purtroppo l’esperienza con il primo cantante si è dovuta concludere in breve tempo e dopo una dura ricerca finalmente abbiamo scovato il giovane Giacomo “James” Albanese (proveniente dai Serial Vice) con il quale abbiamo definitivamente concluso quello che era il primo album dei Leta.
Quali le maggiori influenze dal punto di vista musicale e se ci sono delle band più di altre che vi hanno per così dire “formato” italiane e non.
GIACOMO. Di ciò che ci ispira musicalmente ci sono delle evidenze come i capisaldi del Doom metal (Black Sabbath, Saint Vitus, Trouble, Cathedral e così via) che cerchiamo di non rendere troppo sfacciate grazie ad altre influenze stoner, psychedelic, heavy, blues ed altro. Certamente abbiamo in comune nei nostri ascolti alcuni mostri sacri (oltre quelli già menzionati) come Candlemass, Jimi Hendrix, The Doors, Jethro Tull, Motorhead, Kyuss, Iron Maiden… ovviamente l’elenco potrebbe essere molto più lungo.
Quello che personalmente mi rende fiero è che nei Leta ci sono estimatori di sottogeneri metal che apparentemente non hanno nulla a che vedere con il progetto, come il thrash, il black o il power. E sottolineo apparentemente. Mentre rispondo, ad esempio, sto ascoltando del sano groove metal! Una menzione speciale meritano alcuni artisti italiani cui siamo molto legati e con cui abbiamo diviso il palco, come i Doomraiser, The Ossuary e i già nominati Fingernails; tutte band, queste, che in qualche misura contribuiscono ad arricchire influenze già consolidate.
Nel 2021 e’ uscito il vostro primo album “Condamned to flames” quale il concept? E quale il suo processo di scrittura?
DAMIANO. Molto semplicemente il concept alla base di tutto è una leggenda salentina che narra le vicende della giovane Leta, donna di buona famiglia che si era innamorata del figlio di un ciabattino. La cosa non fu vista molto bene dai familiari di Leta e una notte la arsero viva, da allora si narra che lo spirito inquieto di Leta si aggiri per le campagne in cerca di vendetta. Volevamo attingere da qualcosa che appartenesse al nostro territorio e alle nostre radici e in questa leggenda abbiamo trovato la storia giusta, quella che più ci ispirava. In molte occasioni ci piace portare in scena il personaggio della Signura Leta (interpretato magistralmente dalla nostra carissima amica Sabrina Marino) per rendere lo show più evocativo e suggestivo possibile. Per quello che riguarda il processo di scrittura i brani nascono tutti dalla creatività di Gabriele ed Ilario, in generale abbiamo un approccio molto free sulla costruzione dei brani, non ci poniamo limiti, in fin dei conti siamo persone che in una maniera o nell’altra hanno background differenti e questa cosa cerchiamo di sfruttarla nel modo migliore e più funzionale possibile per quel che riguarda il risultato finale. Molto spesso oltre alle idee portate dai suonatori di corde ci sono ore e ore di improvvisazioni. L’unica imposizione che ci diamo è, per usare una frase molto cara al nostro Gabriele, ANDARE LENTI, LENTI, LENTI.
Una domanda che mi piace spesso fare e’ come nasce un pezzo della band, in particolare se ci sono delle alchimie o rituali da seguire.
GIACOMO. Come anticipato da Damiano, un brano dei Leta nasce tipicamente a partire dall’input del Riff tirato fuori da uno degli axe-men, cui si aggiunge l’apporto di ognuno di noi, spesso facendo meramente jamming. Alcune volte ci ritroviamo a operare uno studio più ponderato del brano per riarrangiarlo oppure ricercare dei cavilli di stile, ma il cuore della faccenda – ed essenzialmente il nostro rituale – è quello di esprimerci semplicemente stando insieme e suonando. Facciamo rock ‘n’ roll e pertanto le parole e le sovrastrutture lasciano il tempo che trovano, in favore di Sua Maestà Musica.
Uno dei pezzi che più mi ha colpito e’ “Nessun Alba” potreste raccontarci come e’ nato e come si è arrivati a tale risultato?
DAMIANO. Il brano è praticamente una creatura di Ilario, noi lo abbiamo solamente suonato! La scelta di cantarlo in italiano è stato uno “sfizio”, in futuro chissà, magari faremo un disco intero nella nostra lingua madre o magari non lo useremo mai più, è stato funzionale per quel brano ci è piaciuto ed è venuta fuori così!
Sono passati tre anni dal primo full-length e leggendo in giro mi pare ci sia l’idea di pubblicare un nuovo lavoro, potete anticiparci qualcosa?
GIACOMO. Negli ultimi tre anni non ci siamo in realtà mai fermati, sia per quanto riguarda i palchi, che per quanto riguarda la composizione di nuovi brani e abbiamo appunto in animo di pubblicare un secondo album con il prodotto del lavoro degli ultimi tempi, con brani risalenti al periodo di Condemned To Flames ed altri più freschi. Di recente abbiamo già pubblicato un brano inedito con videoclip, intitolato “Freedom”, il quale rappresenta un nostro personale tributo a Lemmy dei Motorhead quanto a sonorità e atmosfere. Il 2025 vedrà sicuramente i Leta dare alla luce un secondo full-lenght, perciò state sintonizzati.
Il prossimo album si baserà su un concept oppure gli argomenti affrontati saranno diversi?
GIACOMO. Se nel primo lavoro abbiamo trattato le vicende e le sfaccettature del personaggio Leta, che porta con sé delle ovvie tinte horror, nei pezzi che stiamo componendo in questo momento e che confluiranno nel secondo album stiamo estendendo la prospettiva da un singolo personaggio a diversi soggetti, attingendo soprattutto dalla letteratura horror classica e non; per citare alcuni riferimenti, abbiamo H. P. Lovecraft, Edgar Allan Poe, Stephen King ed altri ancora. Si parla di tormenti, di paure, di trasformazioni, di inquietudini, di morte. Uno dei brani sarà invece un ponte con il primo album, in quanto narra ancora della sofferenza e del riscatto della signura Leta. Il resto, è in fase di elaborazione.
In generale cosa dobbiamo invece aspettarci dal punto di vista musicale?
GIACOMO. Musicalmente stiamo provando a esplorare alcune peculiarità già emerse nel debut “Condemned to flames” e che meritavano di essere indagate di più. Nel secondo lavoro sarà dato risalto alla componente heavy metal, senza ovviamente trascurare le nostre altre vene blues, settantiane, psichedeliche o prettamente doom. Ci saranno alcune nuove sonorità, nuovi spunti e sperimentazioni che non è il caso di spoilerare e che spero possano piacere la metà di quanto stanno eccitando noi ed infiammando la sala prove!
Tra l’altro abbiamo così tanto materiale che stiamo pensando anche ad un EP, oltre al secondo album e voglio approfittare per svelarti che un singolo si intitolerà…”Steps”…
La vostra terra pugliese ha dato i natali ad un’altra band che seguo da sempre ovvero “l’Impero delle Ombre”, c’è qualcosa che vi portate con voi di essa?
GIACOMO. Innanzitutto una grandissima amicizia, specialmente Ilario che conosce i fratelli Cardellino da oltre 20 anni, e al netto dei rapporti personali, ci ha sempre detto di essere un fan di questa band dal momento in cui Giovanni (John Goldfinch) gli regalò un promo con copertina scritta a mano con 3 brani che da lì a un anno sarebbero finiti sul loro album di debutto! Inoltre ha anche avuto la fortuna e l’onore di suonare con loro in due periodi differenti, e ha dei ricordi fantastici dei concerti fatti con loro. Poi sempre con i fratelli Cardellino, Ilario ha avuto l’opportunità di entrare nei Witchfiled di Thomas Hand Chaste registrando il primo album “Sleepless”, quindi di loro c’è decisamente più di qualcosa che ci portiamo con noi, abbiamo molte radici in comune non solo geografiche ma anche come background e credo anche di poter dire che respiriamo e viviamo la musica allo stesso modo… poi non dimentichiamo che sul nostro album d’esordio abbiamo avuto Giovanni e Andrea ospiti nel brano My Moon, brano che tra l’altro, insieme alla già citata Nessun’Alba, sono musiche che Ilario aveva composto nel periodo della sua militanza nei Witchfiled, ma che poi sono rimaste chiuse in un cassetto finchè non ha avuto la possibilità di avere una band con cui suonarli, i Leta!
Come vedete attualmente la scena italiana di cui fate parte? Personalmente ritengo che ci siano tante belle realtà ma che non si riesca a fare in modo queste esplodano definitivamente.
DAMIANO. Questa è la classica domanda da dieci milioni di dollari. A livello qualitativo indubbiamente il livello è molto alto, il problema mi sembrano essere gli spazi, soprattutto per noi del sud Italia. Personalmente non credo per niente alla favoletta del “oggi con la tecnologia arrivi a tutti”, la musica si fa sui palchi e se palchi non ce ne sono non arrivi ad un cazzo di nessuno.
Ringraziandovi lascio a voi le ultima parole verso i miei lettori sperando di avere vostre notizie a brevissimo.
GIACOMO. Grazie Filippo, anche a nome degli altri, oltre che per l’opportunità, soprattutto per la professionalità e la passione che dimostri.
DAMIANO. Mi associo ai saluti e i ringraziamenti del mio socio, sintonizzatevi sui nostri social per tutte le prossime news, per chi volesse supportarci può andare sul nostro account bandcamp www.letadoomband/bandcamp.com
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