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Occult & Dark Music Blog

Dannosi Incontri – Clod the Ripper (Nel Buio)

Ciao Clod, ho ascoltato qualche giorno fa il vostro primo pezzo “Nel Buio” e mi ha a dir poco entusiasmato, complimenti. Iniziamo dal vostro nome “Nel Buio”, italiano e accattivante, come siete arrivati a questa scelta?

Grazie mille, Filippo.

Devo confessare che ero un po’ ansioso riguardo alle possibili reazioni, ma i feedback finora sono stati estremamente positivi. Sapevo che sperimentare fondendo black metal con elementi dark, death e synth anni ’80 potesse essere rischioso, soprattutto per i puristi del genere, ma sembra che la nostra musica stia incontrando il favore del pubblico… Speriamo continui così anche per il resto dell’EP. 

Quanto al nome in italiano, è stata una scelta quasi obbligata; l’inglese è ormai saturo e molte band moderne optano per nomi nella propria lingua madre. Ho quindi cercato il termine più adatto nella nostra e, suonando black e dark, quale parola poteva essere più appropriata di “buio”? L’aggiunta del “nel” mi è sembrata poi intensificare ulteriormente il concetto, rendendolo ancora più profondo e oscuro.

Quali i passi fondamentali che hanno portato alla creazione della band e quali gli eventi che hanno portato alla composizione della formazione attuale.

Negli ultimi anni, ho sentito sempre più forte il bisogno di sperimentare e di esprimere la mia sensibilità artistica in modo completo. Così, lo scorso autunno, ho condiviso la mia visione con Vellacifer, mio batterista nei Blasphemer, e con Neil, suo chitarrista negli Electrocution. Entrambi hanno accolto con entusiasmo l’idea, supportandomi con grande energia e professionalità.

Cosa si intende per “Pure Italian Blackwave”? A mio parere bellissima definizione.

Proponiamo un genere ibrido, cercavo dunque un’espressione che potesse rappresentarci adeguatamente. Mi sono quindi ispirato all’iconico “true Norwegian black metal” ed ho coniato il nostro “pure Italian blackwave”, che credo catturi perfettamente l’essenza della nostra musica.

Il vostro sound fonde il Black Metal alla Darkwave, in special modo degli anni 80, puoi raccontarci come si è arrivati a questa originalissima e secondo me azzeccata scelta?

Il nostro obiettivo è rimanere fedeli al black metal, pur integrando influenze death (come la mia voce), ricreando le atmosfere tipiche di questo stile, ma attraverso i synth, che caratterizzano invece la darkwave degli anni ’80.

La decisione di fondere questi due generi nasce semplicemente dalla passione che nutro per entrambi, ma anche perchè nel 2024, non vedo l’utilità di formare un’altra band blackmetal clone, in Italia, perchè anche se fossimo stati i migliori, non avremmo aggiunto nulla di nuovo al genere. Da sempre mi piace sperimentare all’interno del metal estremo, e con questa band ho finalmente la libertà di farlo, non solo dal punto di vista musicale, ma anche concettuale, lirico e grafico.

Il tuo passato soprattutto con i Blasphemer era più ancorato al death, anche se negli ultimi lavori ho notato una virata verso delle influenze più black metal. Quello con il Black Metal è un amore sbocciato negli ultimi anni? E cosa gli ha dato origine? 

Per essere onesto, non ascolto più brutal o death metal da circa 10/15 anni, salvo rare eccezioni (Ulcerate, Immolation, Dead Congregation e qualche vecchio classico che ho tatuato ormai nelle viscere). Ho iniziato ad approfondire il Black Metal proprio 10/15 anni fa, stanco del Death Metal che non riusciva più a trasmettermi le stesse emozioni. Una sera, annoiato all’idea di ascoltare l’ennesimo disco brutal, ho ripreso in mano quei pochi vecchi dischi Black della mia collezione (Marduk, Dark Funeral, Dissection) e sono rimasto stupito nello scoprire che mi piacevano molto più di quando li acquistai da ragazzo. Da lì in poi, ho iniziato una ricerca spasmodica cercando di recuperare tutto ciò che mi ero perso fino ad allora. Grazie a internet e molti libri, ho colmato le mie lacune fino ad arrivare gradualmente ai giorni nostri, dove posso dedicarmi alle scena contemporanea.

Riguardo ai Blasphemer, penso si sia notato nel nostro ultimo disco un significativo cambio di stile, ma non è solo merito mio. Fortunatamente, sia io che Simon ci siamo trovati allineati su alcuni ascolti, ma soprattutto nell’intenzione di non voler continuare a suonare brutal death.

Quello sulla  darkwave invece è un interesse che hai sempre avuto e che aspettava solo di manifestarsi oppure è arrivato nel corso dell’ultimo periodo? Sono poi curioso di sapere se ci sono delle band in particolare per cui nutri passione.

Soffro probabilmente del disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), che mi porta ad una ricerca costante di qualcosa che possa mantenere alta la mia attenzione e curiosità; da qualche anno ormai sento che anche nel Black Metal le band cominciano a suonarmi tutte uguali, senza suscitare in me forti emozioni come prima. Ecco perché negli ultimi cinque anni mi sono dedicato all’approfondimento della Darkwave. Conoscevo già le band storiche delle quali avevo qualche disco (Depeche Mode, Sisters of Mercy, The Cure, New Order), quindi sono ripartito da lì per arrivare, sempre grazie a internet, a tutta la scena moderna di dark/synth, che ha davvero delle band eccezionali! Proprio come accaduto nel Death metal con il revival dell’old school di una decina d’anni fa, esiste movimento recente di band che suonano darkwave in stile anni ’80. Ultimamente sto consumando i dischi di Twin Tribes (ricordatevi questo nome…), She Past Away, Selofan, Bragolin, She Wants Revenge e molti altri.

Il logo “Nel Buio” da te disegnato è fantastico, cosa c’è dietro? 

Rappresenta il black metal più puro, ma con il mio tocco personale, visto che anche nei tatuaggi propongo questo stile di lettering. Ma c’è anche qui un richiamo alla darkwave: infatti, il font di base è quello della macchina da scrivere. Come sempre, c’è anche la mia voglia di differenziarsi un po’, sviluppando il logo in verticale anziché in orizzontale…anche per farsi odiare dai grafici che faranno le future locandine dei concerti.

“Nel Buio” e’ un brano con un tiro pazzesco, come avviene il vostro processo di composizione?

“Nel Buio” è stata composta proprio con l’idea di creare un singolo che presentasse le nostre caratteristiche, ma che fosse anche facilmente assimilabile e d’impatto.

Onestamente posso dirti che tra le canzoni che compongono l’EP è quella che preferisco meno…

Aver trovato Neil è stato qualcosa di pazzesco! Non ho mai lavorato così bene con un musicista. Oltre ad essere tecnicamente impeccabile, ha una conoscenza della musica metal davvero ampia e soprattutto è molto ricettivo alle idee che gli propongo. In lui ho trovato letteralmente il prolungamento del mio cervello: il chitarrista che ho sempre desiderato! Basta che io e lui ci incontriamo e le canzoni nascono una dopo l’altra, una situazione che non mi era mai capitata in passato con nessun altro musicista.

Ci sarà un filo conduttore nei testi che caratterizzeranno le vostre composizioni? 

Sono nato e cresciuto a Milano e per lavoro mi muovo in tutte le maggiori capitali europee e statunitensi, dunque nelle canzoni di questo EP, affronto principalmente il tema dell’alienazione dell’individuo nelle grandi metropoli occidentali: dalla sensazione di inadeguatezza e solitudine nonostante la costante presenza di un flusso innumerevole di persone, al trovare conforto solo nell’oscurità, quando le città delle mille luci e delle apparenze rivelano la loro vera essenza. Esploro anche la psiche del prodotto di questa società malata (noi), rivelandone l’abisso celato dietro una quotidianità apparentemente normale in una metropoli dove si può essere invisibili tra milioni di persone.

Ho scelto inoltre di dare voce alle figure femminili nelle mie liriche, spesso relegate a ruoli secondari o ridotte a vittime passive, soprattuto nel death metal.

In tutto ciò da anni ormai ho scelto di vivere tra laghi e montagne, lontano da quel cancro chiamato Milano.

Il video promozionale del brano è particolarmente accattivante, contiene immagini di distruzione e secondo me anche di fragilità, poi il viola come colore predominante e’ incredibile da vedere. Cosa vuole trasmettere, forse il buio dei giorni che stiamo vivendo?

Il video di “Nel Buio” diretto da Chariot of Black Moth, illustra la maschera di apparenza che siamo costretti ad indossare in un contesto sociale totalmente omologato come quello delle grandi città, dove si è sempre circondati e giudicati da altri individui. La protagonista trova conforto nel buio, nella notte, quando può finalmente esprimere la sua vera essenza. L’ambientazione urbana, soprattutto quando i palazzi iniziano a sgretolarsi, è una metafora della liberazione dalle costrizioni della società. La protagonista poi si ritrova in una vecchia dimora solitaria, libera di ballare, un’immagine che simboleggia ancora il senso di libertà di espressione. In sostanza voglio comunicare che è proprio nel buio che paradossalmente possiamo “vedere” chiaramente l’essenza delle persone, senza essere abbagliati da luci e insegne, dunque “fregati” dalle vuote apparenze di chi si presenta “meglio di noi”.

Avete da poco firmato per la Avangarde, storica etichetta dedita al Black Metal ma sempre capace di trovare formazioni che ne sviluppassero nuovi aspetti. Come si è arrivati a questa scelta da parte vostra?

Dalla formazione della band, ho subito sperato di poter collaborare con un’etichetta come Avantgarde. Roberto Mammarella è un pioniere del genere e, dopo l’esperienza con Candlelight Records con i Blasphemer, ho preferito scegliere un’etichetta indipendente per avere un rapporto più diretto e meno burocratico rispetto alle grandi major discografiche, come appunto Candlelight, che fa parte di Universal Music group.

Quale il prossimo passo? Mi è sembrato di capire la pubblicazione di un EP a breve.

Esatto, spero quanto prima di poter vi mostrare l’artwork che ho creato, la tracklist, che sarà già di per se particolare, e soprattutto la data di uscita.

Poi ci stiamo preparando per portare la nostra musica in sede live, cercando di trovare delle soluzioni particolari anche per quanto riguarda l’esibizione dal vivo.

Avremo la possibilità di vedervi dal vivo nel corso dei prossimi mesi? 

Abbiamo ricevuto molte offerte per esibirci dal vivo, ma alcune le abbiamo dovute declinare perché non eravamo ancora pronti o perché volevamo attendere il rilascio del materiale prima di salire su un palco. Al momento, abbiamo confermato solo il release party per sabato 29 giugno in zona Como, in supporto alla prima discesa italiana di Hulder, insieme ai nostri compagni di etichetta Amalekim e ai connazionali Tulpa. Ci sono altri concerti in programma, ma non possiamo ancora annunciare i dettagli.

Ringraziandoti non poco lascio a te le ultime parole, magari dandoci qualche altra informazione che non è emersa dalle domande.

Apprezzo lo spazio che ci è stato dedicato e colgo l’occasione per salutare i lettori di Litanie del Buio segnalandovi gli Homselvareg, band black metal che ha già all’attivo tre album e con cui ho recentemente iniziato a suonare come bassisita.

La loro proposta è fiera e ben ancorata al Black metal più canonico, sono quindi molto felice di far parte di questo progetto che piacerà sicuramente ai più intransigenti ascoltatori di Black Metal!

Nel Buio:

Clod the Ripper – Voce & Basso

Neil – Chitarra & Cori

Vellacifer – Batteria

Social Nel Buio

https://www.youtube.com/@nelbuio_blackwave

https://www.facebook.com/profile.php?id=61552755640782&sk=about

https://www.instagram.com/nel_buio_blackwave/

Social Clod the Ripper

https://www.facebook.com/ClodtheRipperTATTOO

https://www.instagram.com/clod_the_ripper_tattoo/

Phil Coursed

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