Ciao, è un piacere per me intervistare una band che reputo tra le più interessanti della scena dark progressive rock italiana e non. Raccontateci un po’ le vostre origini e come si è arrivati oggi alla pubblicazione dello splendido “Gathering Of The Legendary Elephant Monster”.
Ciao, e grazie mille per lo spazio che abbiamo a disposizione. La band nasce verso la fine del 2018 attorno a Paolo “Apollo” Negri (Hammond e synth), Marco Zammati, basso elettrico e Francesco Lupi (Batteria). Ci conosciamo da molti anni e sebbene non avessimo mai suonato insieme l’idea di ciò che volevamo fare era molto chiara fin da subito e quindi abbiamo iniziato col produrre quello che diventò il nostro primo disco (Gravitational Objects of Light, Energy and Mysticism). Dopo poco completammo la formazione con Emil Quattrini ai piani elettrici e Mellotron e Marco Vincini alla voce.
Nel primo disco abbiamo imparato a conoscerci come musicisti e abbiamo modellato il suono che ora è confluito come naturale evoluzione in “Gathering Of the Legendary Elephant Monsters”. Diciamo che in questo nuovo lavoro puoi sentire tutto ciò che era presente sul primo disco ma con una consapevolezza maggiore, quasi come se volessimo ampliare e trascendere il lavoro fatto nel primo disco.
Quale l’argomento alla base delle liriche del vostro ultimo lavoro? Esiste un filo conduttore tra le varie tracce?
Ci siamo trovati quasi per caso a scrivere dei testi con un filo conduttore molto chiaro; sebbene non sia stato pensato come concept album, e non lo sia nemmeno, ogni brano tratta storie di uomini, della loro fragilità e delle loro contraddizioni, del loro rapporto con Dio o qualche entità superiore oppure avvenimenti storici che abbiamo deciso di rielaborare nel nostro immaginario per produrre storie convincenti e che veicolino messaggi non banali che stanno tra le linee del testo. Ancora più che con il primo album abbiamo messo molto sforzo nella produzione dei testi.
Trovo il vostro sound veramente ispirato e seppur ancorato alla tradizione prog in grado di dare all’ascoltatore tanti spunti interessanti e del tutto personali, cosa alla base?
Alla base c’è una grande passione per la musica e in particolar modo per il prog di matrice europea di fine ’60/inizio ‘70; nonostante l’intento non sia mai quello di creare “una copia” di ciò che è stato fatto in passato ma anzi di proiettarla verso il futuro credo che questa cosa in comune tra tutti i membri della band possa riconoscersi facilmente nel nostro suono e insieme alle caratteristiche di ognuno di noi contribuisca a creare ciò che poi confluisce nella resa dei brani. Rispetto a un certo tipo di prog inoltre diamo una particolare attenzione a non costruire solo esercizi di stile (nonostante i brani necessitino di un certo impegno tecnico per essere eseguiti) ma anche fare delle linee melodiche e di impatto che possano essere riconoscibili e belle da ascoltare. Crediamo che questo aspetto sia ciò che principalmente ci contraddistingue.
Premettendo l’originalità e la profondità del vostro sound esiste una band, solo una, che più di altre vi ha accompagnato nel vostro percorso?
Questa domanda è davvero difficile! Come ti dicevo prestiamo molta attenzione a dare ai brani molti colori quindi le influenze sono davvero numerose. Probabilmente se chiedessi a ognuno di noi otterresti cinque risultati differenti!
Non sono presenti chitarre in formazione ma il risultato sonoro è stupefacente, quale il segreto?
Quella di non avere una chitarra, evitando di ottenere una classica formazione che rientri nei canoni del genere, è stata una scelta che abbiamo preso da subito e in totale consapevolezza. Ci piaceva l’idea e la riteniamo tuttora vincente dato che ci da in fase di scrittura e arrangiamento delle possibilità molto varie e tutto sommato diverse e meno canoniche, o se vuoi scontate, rispetto a quello che potremmo fare con una chitarra. Credo che ognuno all’interno della band svolga un ruolo importantissimo per costruire quello che tu chiami “il risultato sonoro” e devo dire che ognuno ha una personalità e un suono davvero distintivo. Le tastiere sono degli strumenti in grado di coprire una gamma sonora veramente vasta e l’unione di Hammond, clavinet distorto e basso saturato dalle valvole degli amplificatori genera un risultato di cui siamo estremamente soddisfatti.
Come nasce una traccia dei G.O.L.E.M.?
La fase di scrittura di questo nuovo disco è stata più corale rispetto al primo, in cui c’era una maggiore esigenza creativa e stavamo affinando il risultato. Generalmente si parte da un’idea di base, a volte semplice e a volte maggiormente strutturata per poi costruire livello dopo livello quello che sarà il risultato finale. Abbiamo avuto più fasi di stallo rispetto al primo disco ma questo anche perché avevamo una consapevolezza maggiore dei nostri mezzi e un’idea più chiara di che cosa volevamo ottenere.
Il momento dei testi viene quasi sempre dopo che il brano e la linea vocale sono già state delineate per intero anche se è accaduto che le due cose si formassero di pari passo. Potremmo dire che non c’è una regola unica ma ogni brano necessita di un suo processo dedicato.
Trovo “Gathering Of The Legendary Elephant Monster” più maturo rispetto al precedente già ottimo ed ascoltato sino allo sfinimento “Gravitational Objects Of Light, Energy and Mysticism”, vi ritrovate? Quali le differenze a vostro parere tra i due lavori?
Prima di tutto ti ringrazio. Come abbiamo avuto modo di vedere precedentemente “Gathering Of The Legendary Elephant Monster” è in qualche modo una prosecuzione naturale del primo disco e ogni aspetto già presente è stato qui ripreso, aggiornato, modellato ed espanso grazie a un affiatamento e una percezione maggiore di che cosa eravamo in grado di fare e che cosa volevamo ottenere. È venuto del tutto naturale questo processo e così abbiamo anche deciso di proseguire “il gioco” che avevamo nascosto in “Gravitational Objects of Light, Energy and Mysticism”: oltre a essere infatti l’acronimo che compone la parola G.O.L.E.M. abbiamo nascosto all’interno del titolo di ogni pezzo una lettera di esso per arrivare all’ultimo brano che le conteneva tutte e in qualche modo era la somma musicale di tutto ciò che avevamo fatto. In questo secondo disco abbiamo voluto porre la traccia con quella funzione in apertura andando a ritroso formando la parola G.O.L.E.M. al contrario. In un certo senso ci da un senso di unione al primo disco, come se fosse tutto parte di un unico grande discorso chiudendo il cerchio.
Ho un brano preferito che è “Keeper Of The Ocean’s Gate”, a mio parere molto oscuro. Potete raccontarci di più in merito?
Nasce da un’idea di Emil di strutturare la canzone attorno a un Rāga della musica classica indiana che ci ha fatto sentire in sala prove. L’idea ci è piaciuta da subito dato che era qualcosa di molto diverso rispetto a ciò che avevamo fatto fino a quel momento e in più aveva delle somiglianze con alcune delle produzioni degli Area. Il brano in realtà ha poi preso tutt’altra direzione e come dici tu è forse il più oscuro del disco, nonché il più complicato anche da un punto di vista esecutivo.
Abbiamo deciso di scrivere un testo che traesse ispirazione dalla mitologia indiana in modo da dare il giusto risalto alla musica e abbiamo trovato la figura di Makara (che per il periodo di lavorazione del disco è stato anche il “working title” del brano) una sorta di creatura acquatica sulla quale abbiamo poi modellato la storia che abbiamo raccontato nel testo.
Ritengo le vostre copertine veramente interessanti e molto ben fatte. Anche piene di contrasti e secondo me con un filo conduttore esistente tra i due album, potete dirci qualcosa in più?
Il concetto dell’evoluzione tra primo e secondo disco e della naturale prosecuzione è riscontrabile anche nelle copertine di questi due lavori. Tornano infatti sia i fiori, già presenti in “Gravitational Objects of Light, Energy and Mysticism” ma anche la figura centrale, che mentre prima si celava nel buio ora sembra svelarsi e prendere il centro della scena. Se vuoi è lo stesso concetto che abbiamo eseguito con la musica.
Sono un fan della Black Widow Records, come è nato il vostro sodalizio?
Il rapporto nasce molti anni fa dato che Paolo era membro dei Wicked Minds che già uscivano per BWR. Quando abbiamo iniziato il nostro percorso è venuto quasi naturale parlare con loro per dare vita a questo progetto. Li ringraziamo molto per averci permesso di avere inoltre delle bellissime edizioni fisiche, una cosa non scontata attualmente.
Credo che “Gathering” sia un album di caratura internazionale, ne siete coscienti?
Questa è una cosa che ci viene detta spesso e chiaramente ci inorgoglisce, per cui grazie. Abbiamo messo molto impegno e ognuno di noi è davvero coinvolto nel progetto. Confrontarsi con nomi sia del passato che del presente fa paura ma ci da un enorme stimolo e non so nemmeno se sia corretto parlare di “confronto” quando si parla di musica, che è qualcosa che dovrebbe sempre essere ricondotto alla capacità di emozionare ed emozionarsi.
Esiste un aggettivo o un’idea con la quale potete identificare e descrivere la vostra musica?
Ci piace lasciare queste impressioni a chi ascolta dato che l’aggettivo principe che potrei citare è “immaginifica”. Scriviamo di mondi distopici e fantastici nei quali antichi dèi vengono riportati alla vita da uomini vittime della loro stessa corruzione, trasportiamo l’ascoltatore in epoche passate che cerchiamo di reinterpretare veicolando messaggi attuali e tipici del presente, o antichi miti sulla creazione dell’uomo in civiltà antiche e diverse dalla nostra. Quando abbiamo iniziato a comporre i brani del progetto sapevamo che cosa volevamo fare e avevamo un’idea ben precisa ma logicamente è quando passa il tempo e inizia a prendere concretamente forma che puoi osservare i frutti del lavoro e cominciare a ragionarci su. Direi che la musica ricca di sfumature, sezioni differenti con parti heavy alternate a parti melodiche o psichedeliche e questa attenzione ai testi possano sfociare nel termine “immaginifico”.
Credo che i vostri pezzi siano molto performanti dal vivo, siete d’accordo? Avete già delle date in programma?
Dal vivo abbiamo riscosso un bel apprezzamento sia in Italia che oltre confine, e anche questa è un’altra cosa che ci fa molto piacere. Poniamo molta attenzione a questo aspetto per cercare di portare dal vivo uno show carico ed energico, ma anche coinvolgente. Attualmente abbiamo delle date pianificate da qui a qualche mese nel nord Italia.
Lascio a voi le ultime parole di questa interessante chiacchierata.
Ringraziando nuovamente Litanie del Buio cogliamo l’occasione per invitarvi a vederci dal vivo, supportarci acquistando il nostro nuovo disco o a seguirci su tutte le nostre pagine social per ogni aggiornamento!
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