È un grandissimo piacere per me fare questa chiaccherata all’alba di “Words of Indigo”, un disco incredibile, pieno di emozione che riesce ad entrare nell’animo sin da subito, quale la sua gestazione e quali gli elementi che lo hanno determinato dopo lo splendido “Ursa” del 2016.
“Words of Indigo” è nato dopo un’attesa molto lunga, quasi nove anni, ma per noi è passata come un attimo. Dopo URSA abbiamo dedicato un paio d’anni alla promozione del disco, poi è arrivato il Covid e tutto si è bloccato. Scrivere un album richiede un’energia enorme, e l’idea di scriverlo sapendo che sarebbe rimasto fermo in un cassetto, forse per anni, non aveva alcun senso. Ho preferito aspettare che arrivasse il vaccino e che tornasse una parvenza di normalità.
Nel frattempo, però, non ho mai smesso di scrivere musica: ogni giorno creo e archivio singoli riff. Quando la situazione è tornata stabile e abbiamo finalmente trovato una nuova lineup presente fisicamente nella stessa città, ho riaperto quell’archivio e ho cominciato a costruire i brani, curando ogni dettaglio. È stato un processo lungo, molto istintivo ma anche estremamente meticoloso. In un certo senso, il disco è figlio della pazienza e dell’attesa.
Musicalmente, cosa secondo voi di particolare ed unico rispetto a tutto il resto della vostra discografica? Personalmente ritengo magica la commistione di atmosfere, melodie e voci che ancora di più rispetto ai precedenti capitoli avvolge l’ascoltatore.
“Words of Indigo” è probabilmente il disco più equilibrato e fluido della nostra storia. In passato c’erano album molto complessi, stratificati, a volte quasi ostici; qui invece tutto respira. Abbiamo lasciato spazio alle atmosfere, agli intermezzi cinematici, alle parti più melodiche, ma senza rinunciare alla componente estrema e aggressiva.
È un album che contiene tutto quello che sono i Novembre: – parti death/doom, – aperture atmosferiche e quasi prog, – melodie malinconiche, – e anche influenze AOR / pop-rock anni ’80.
La differenza è l’equilibrio. Non c’è un elemento che schiaccia l’altro. Più che una raccolta di brani, è un viaggio emotivo continuo.
A livello di liriche quale la linea tenuta nelle tracce contenute nell’album?
Le liriche non seguono un concept razionale. Nascono sempre alla fine, quando la musica è completa, e mi lascio guidare dalle sensazioni del momento. Uso parole che “suonano giuste”, che si incastrano nelle melodie vocali. Il significato è più emotivo che narrativo.
Il titolo Words of Indigo racchiude questo processo: l’indaco non è un concetto, è un’emozione. Le parole qui sono sensazioni. È la musica che guida il testo, non il contrario.
All’interno del disco ho delle tracce preferite o che almeno sin da subito mi hanno colpito, poi si sa i vostri dischi durano per sempre e si scopre ogni volta qualcosa di nuovo dopo anni, come “Neptunian Hearts” e “Ipernotte”, potete raccontarci qualcosa in più?
Neptunian Hearts è uno dei pezzi più dinamici e vari dell’album. Ci sono momenti di aggressività pura che convivono con aperture melodiche ed eteree. È uno dei brani che rappresenta meglio la nuova energia della lineup: libero, ispirato, istintivo. Il finale è una corsa emotiva, quasi catartica.
Ipernotte è invece un brano strumentale. Le strumentali sono sempre le più difficili, perché non hai la voce a “coprire” o indirizzare l’ascolto: deve reggersi solo sulla musica. Qui Alessio ha fatto un lavoro incredibile nelle parti chitarristiche soliste. È come un sogno sonoro: non descrive, evoca.
In “House of Rain” trovo spettacolare la performance di Ann-Meri Edvardsen (Ex-The 3rd and The Mortal) come è nata la collaborazione?
Sono sempre stato un enorme fan dei The 3rd and the Mortal, e gli album in cui canta Ann-Mari sono stati fondamentali per la mia formazione musicale. Quando ho scritto “House of Rain”, il tema principale era talmente forte che ho capito subito che doveva essere cantato anche da una voce femminile. Ann-Mari oggi vive a Catania, la mia città, dove lavora nel mondo del canto lirico. Le ho inviato il brano, lo ha amato e siamo andati in studio insieme. La sua interpretazione ha portato il pezzo ad un livello superiore: è uno dei momenti di cui vado più fiero nella mia carriera.
Curiosità mia, da sempre esiste una collaborazione in studio con l’eroe Dan Swano (in questo caso per il mix/master e per le tastiere di “Post Poetic”), come è lavorare con un artista di questo tipo?
Dan Swanö non è un fonico: è un architetto del suono. Gli inviamo le tracce nude, e lui costruisce la dimensione sonora del brano. Capisce armonie, dinamiche, intenzioni emotive. Molti tecnici fanno un “bel suono”, Dan fa parlare la musica. È l’unico in grado di valorizzare tutte le sfumature della nostra scrittura, anche la più complessa.
“Words of Indigo” è una gemma, ci sono stati dei momenti o degli episodi che lo hanno plasmato anche nel suo stesso processo di creazione e di cui ci vuoi parlare?
Due episodi su tutti:
Sun Magenta, un pezzo che ho riscritto più volte e che per molto tempo non ha trovato una forma. È stato un brano testardo, un percorso di resistenza. Quando finalmente ha preso vita, è stata una vittoria personale.
La consapevolezza che la nuova lineup aveva una chimica speciale. Dopo anni di lavoro da remoto, trovarsi insieme in una sala prove e sentire che tutto scorreva naturalmente è stato un momento di rivelazione. Lì ho capito che l’album sarebbe nato nel modo giusto.
So che per un artista è sempre difficile scegliere, ma all’interno dell’opera esiste un pezzo, una melodia a cui sei affezionato in particolare e che per te significa quel qualcosa in più?
“Onde”. È breve, intimo, quasi fragile. Dan Swanö mi ha detto che gli ricorda quei brani dimenticati che ogni tanto passano alla radio e ti danno la pelle d’oca. È il modo perfetto per chiudere il disco: con dolcezza, con abbandono, senza voler dimostrare nulla.
Ritieni, a parte le preferenze ed i gusti personali, che “Words of Indigo” sia il vostro lavoro più ambizioso e per così dire “definitivo”?
Non so se sia “definitivo”, perché chi fa musica non dovrebbe mai pensare di essere arrivato. Ma sì: è sicuramente il nostro album più completo e consapevole. Abbiamo avuto tempo, libertà, nessuna pressione esterna. Abbiamo dato tutto quello che avevamo. È un album che non chiede attenzione: la cattura.
La copertina è incredibile, vuoi parlarci della sua creazione?
È opera di Travis Smith, con cui lavoriamo da anni. Gli sono bastati il titolo, i testi e qualche demo per creare quell’immagine ipnotica. Quel volto che sembra pronunciare le “parole d’indaco” visualizza perfettamente il concetto del disco: emozione che diventa colore, colore che diventa parola.
Guardando oggi ed il vostro passato, in cosa l’entità Novembre è cambiata come spirito (se cambiata) nel corso degli anni?
Lo spirito è rimasto lo stesso: sincerità, passione, zero compromessi. La differenza è la consapevolezza. Ai tempi degli inizi c’era urgenza, istinto puro. Oggi c’è la maturità, la capacità di capire cosa non serve, cosa va eliminato. Siamo ancora una band con mentalità da underground, ma più libera e più sicura di sé.
Quali i vostri prossimi passi? Spero ci sia la possibilità di vedervi in giro in Italia, personalmente non mi perderei l’occasione di vedervi ancora una volta.
Sì, torneremo dal vivo. Stiamo lavorando con Bagana Music Agency per pianificare le date in Italia e all’estero. Ora che la lineup è stabile e che l’album è fuori, la priorità è riportare questa musica sul palco e viverla insieme alle persone.
Lascio a te le ultime parole di questa intervista facendo ancora i miei complimenti per Words of Indigo.
Grazie per aver ascoltato questo disco con il cuore. Words of Indigo non è un album fatto per essere consumato in fretta: è un luogo. Se diventerà compagnia nei vostri momenti importanti — belli o difficili che siano — allora avrà compiuto il suo percorso. Ci vediamo sotto il palco.
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale
Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.