È un enorme piacere poter parlare con te di un’opera immensa come “Saturnalia”, manifesto di quella “Dark Italian Art” con cui viene identificato il genere proposto, puoi identificare quali aspetti a tuo parere sono più evidenti nell’album?
Ti ringrazio! Penso che una definizione che includa un po’ tutto quel che è in ‘Saturnalia’: metal con coro ed orchestra, dove Selvans ci narra di storie e suggestioni dell’orrore popolare della nostra nazione, da nord a sud, senza tener conto di confini regionali. Ho sempre parlato di ‘Dark Italian Art’ perché l’atmosfera dei lavori di Selvans è drammatica ed oscura, connotata territorialmente in Italia ed espressa tramite diverse arti. Penso che ‘Saturnalia’ ne sia espressione definitiva.
“Saturnalia” chiude la triologia che comprende anche “Lupercalia” e “Faunalia”, quali le caratteristiche ed il significato di questo episodio all’interno del più ampio progetto?
È la forma ultima di sound ed immaginario Selvans. Il trionfo della morte. Ho già parlato del coro e dell’orchestra. Ci sono diversi ospiti che non starò qui ad elencare noiosamente, ma ognuno ha contribuito a creare qualcosa di maestoso e unico. Allo stesso tempo è l’ultimo capitolo, quello in cui saluto il buon Selv, va da sé che sia tutto incentrato sul mio alter ego, a partire dal risalto dato alle voci.
Per la prima volta hai scelto di cantare interamente in italiano tutte le tracce dell’album, cosa alla base di questa scelta?
Ci tenevo a cantare un album per intero nella mia lingua. In passato mi ero limitato a singoli brani o parti di brani. Ora sentivo fosse arrivo il momento per qualcosa del genere.
“Saturnalia” è arte ed emozione, un’emozione amplificata anche dalla presenza di un’orchestra composta da 60 componenti. Puoi raccontarci come si è sviluppato il tutto?
L’idea di ‘prima ed unica volta’ ha guidato un po’ ogni scelta che è stata fatta per quest’album. E l’orchestra è una di queste! Ho sempre scritto parti per più sezioni di strumenti, ricreando l’orchestra con strumenti digitali… Qui, dopo aver scritto ‘Madre dei Tormenti’, mi sono accorto che ci sarebbe voluta un’orchestra in carne ed ossa da affiancare alla voce di Selvans. Le sessioni sono state un martirio! Abbiamo registrato a Bologna a fine Giugno e sai come sono quelle zone in quel periodo dell’anno, vero!? Ahah
“Saturnalia” nel suo significato come ricorrenza ed evento significa sovversione, cambiamento, inverso. Come lo stesso concetto si inserisce all’interno del concept?
Alla fine non si tratta di un vero e proprio concept. Sono più ‘quadri di un’esposizione’, come puoi vedere anche dall’artwork. In 10 anni ho sovvertito tutto quello che nel 2015 rese noto ‘Lupercalia’. Mi piace la trasformazione fatta con coerenza e penso di esserci riuscito. Certo, il music business ti vorrebbe replica più o meno ispirata di te stesso album dopo album! Questo l’ho visto nel ricambio continuo di gente che si approcciava di volta in volta alla mia musica, tutti provenienti da generi diversi, alcuni pronti ad andarsene al primo cantato pulito, altri arrivati solo quando hanno sentito ci fossero le chitarre armonizzate ecc ecc… All’interno di questo concept ho voluto riprendere tematiche diffuse dell’orrore popolare della nostra penisola che pur con continui rimandi ai lavori precedenti, li sconfessassero e andassero oltre, aggiungendo nuove pagine a questo racconto lungo 10 anni.
Una domanda da fan, è possibile un futuro per Selvans dopo la chiusura di questa triologia? Personalmente spero che ci sia possibilità di poter ascoltare altro e di poterne godere.
È già possibile. Prima dell’estate sono stati pubblicati due brani in un 45 giri come colonna sonora di ‘Pozzo’, un gioco da tavola scritto da Marco Taddei ed edito da Hollow Press. I due brani sono ‘Nel Pozzo’ e ‘Gli Sprofondati’ e sono legati al concept del gioco che tratta di un piccolo paese dimenticato del centro sud, dove gli abitanti compiono sacrifici per sfamare la Bestia che vive nel pozzo. Nel 2026 uscirà uno split ‘postumo’ con gli Imago Mortis, a mio parere la miglior black metal band mai uscita dall’Italia.
Esiste qualcosa che più di altre influenza la tua musica e la tua arte?
I miei incubi!
Come si è sviluppata la scrittura dell’album? La trovo preziosa, varia, complessa, affascinante… unica.
Ti ringrazio. Come per i precedenti lavori! Ho scritto i brani completi tra il 2020 e il 2021, negli anni successivi ho arrangiato i singoli strumenti con chi li avrebbe registrati. È stata lunga!
Quale la caratteristica fondamentale secondo te di “Saturnalia”, cosa la porta ad essere un concentrato di emozioni?
Il fatto di essere unico, non penso riusciresti a trovare un album con le stesse caratteristiche.
Nella straordinarietà di tutto il lavoro ho delle tracce preferite, “Madre dei Tormenti” e “Fonte dei Diavoli” con quei cambi di ritmo e le sue diverse tonalità… un pezzo clamoroso. Potresti raccontarci qualcosa in più?
Grazie! Madre dei Tormenti’ nasce grazie all’amico Marco Migliorelli, redattore di Truemetal prima e SpazioRock poi. Era il 2017/18 quando mi consigliò la lettura di ‘La Pietra Lunare’ di Tommaso Landolfi. Il brano è ispirato dalla canzone di Gurù, presente nel romanzo. ‘Fonte dei Diavoli’ ruota ancora una volta intorno alla mitologia creata dal prode Gigi Musolino, amico, scrittore e traduttore di rinomata fama nel genere weird italiano, autore – tra gli altri lavori – di ‘Oscure Regioni’: due volumi di racconti folk horror ispirati alle figure dei racconti popolari delle diverse regioni.
Trovo molto bella la copertina di Saturnalia, quale la sua genesi?
È opera di Sheila Franco, una talentuosa pittrice friulana. La conobbi per caso ad un concerto e solo in seguito realizzai fosse l’artista che cercavo per creare l’immaginario di questo nuovo album. Ci abbiamo messo un anno intero per creare l’artwork con le tavole che si svelassero voltando pagina! Ricordo che ebbi questa idea mentre ero ad una mostra a Mantova l’anno prima. Vedi, negli anni, mi sono affidato a diversi illustratori, più o meno noti. Spesso con me rifiutavano per partito preso oppure fallivano clamorosamente, con il risultato di farmi perdere tempo e soldi per qualcosa che fosse inpubblicabile perché al di sotto degli standard che ricercavo per ‘Selvans’. Ho avuto modo di notare che alcuni fanno questo lavoro da automi: “mi commissioni il lavoro, io lo faccio, se non ti va bene decido io quali modifiche fare perché altrimenti stai ‘limitando la mia arte’, hai massimo 3 modifiche e non vado oltre, altrimenti c’è un sovrapprezzo”… Quindi, fammicapire… Se dopo la terza modifica non riesci a raggiungere il risultato che cerca il committente, lo stesso dovrebbe attaccarsi al cazzo e pagare per qualcosa che non rispecchia le sue aspettative? O cacciare altri soldi per finanziare i tuoi tentativi di ‘azzeccare’ quel per cui sta già pagando!? ahaha Poi si lamentano che l’AI li sta sostituendo! E bada, io sono un tipo maniacale quando c’è da dare delle istruzioni, non sono il ‘cliente indeciso’. Con Sheila, sin dalle prime bozze, il risultato era vicinissimo a quello che le avevo richiesto e massima apertura nell’apportare modifiche o ragionare insieme su come potesse funzionare meglio una tavola. In altri casi, ad un certo punto, sembrava quasi ci fosse la volontà di non assecondare le mie richieste, per paura che magari il lavoro non gli venisse accreditato totalmente o non so cos’altro… Ma sai che mi frega di mettere la mia firma su un artwork? Mi interessa solo che esca come voglio.
Credo che il senso di coinvolgimento che trasmette l’intero album sia veramente importante, come si ottiene questa caratteristica e quanto il folk e la tradizione sono importanti per te nella scrittura?
Penso sia una questione di sincerità ed attitudine. Essere quel che si suona. Per me non basta ‘dare ad intendere di essere qualcosa’ in superficie, radici solide sono il presupposto. Non voglio dire che uno ci debba essere nato in un certo modo, ma perlomeno che ci si sia trasformato ad un certo punto della sua vita! Molte persone al giorno d’oggi sono dei ‘travestiti’. In pochi casi mi sono ritrovato a parlare con persone che fossero quel che suonavano. Folk è una parola straniera che tendo a non utilizzare. Per quanto mi riguarda sono sicuramente un tradizionalista, mi sono preso del fascista un po’ ovunque per questo, 10 anni fa ero meno sicuro di come gestire questo aspetto, alcuni miei amici che hanno delle band lo sono ancora “non posso dire questo altrimenti mi salta quella data”, “non posso fare quest’altro perché altrimenti dovrei dare delle spiegazioni”. Io non mi abbasso a dare spiegazioni a degli stupidi, portassero delle prove che cantare nella propria lingua di robe proprie sia da fascisti per godere il brivido di un calcio in culo dalla persona più lontana da un fascista che possa esistere.
Ho avuto la fortuna di vederti dal vivo qualche anno fa a Parma e sono rimasto folgorato, quanto è importante l’aspetto live e cosa dobbiamo aspettarci dai prossimi concerti sempre se puoi anticiparci qualcosa?
Ti ringrazio! A dirti la verità, non ho mai dato tutta questa importanza all’aspetto live, come magari altre band. Mi spiego meglio: ogni volta che viene annunciata o annullata una data, riescono dal nulla persone, ‘amici’ che non sento da una vita che vogliono commentare l’accaduto ed ogni volta io sono tipo “Che cazzo di problema hai amico?! Non ti accorgi di scrivermi solo quando mi annunciano di spalla agli Emperor o mi saltano delle date?” ahah questo per dirti che tutti, musicisti e non, intendono la musica metal come un ‘esibirsi’ un doversi mostrare perché senza un palco probabilmente non riuscirebbero a dare l’impressione di essere ugualmente interessanti… Io ho sempre pensato che la priorità ce l’avesse scrivere della buona musica. Se riesci in quello poi puoi anche evitare di esibirti dal vivo. Ciò nonostante, negli anni, in molti hanno pensato a Selvans come ad una band dove fosse fondamentale la componente live, vuol dire che facciamo bene il nostro lavoro quando saliamo su un palco. I prossimi concerti saranno a Roma e Pescara. Il secondo sarà l’ultimo in assoluto: porteremo dal vivo il primo album ‘Lupercalia’ per intero (come mai fatto prima d’ora) per il decennale ed utilizzerò la scenografia e gli abiti di scena dell’epoca!
Lascio a te le ultime parole di questa intervista ringraziandoti per quanto regalato attraverso la tua musica ed arte.
Sono io a ringraziare te e ad augurare lunga vita a Litanie del Buio!
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