Ciao Ivan, e’ un piacere conoscere da più vicino l’entità “Emberfrost”, quale la sua storia e l’idea alla base della sua nascita?
Ciao Filippo, il piacere è mio e grazie per aver manifestato interesse per gli Emberfrost. L’idea alla base di questo progetto è nata parecchi anni fa, quando nel 2014 entrai a far parte della famiglia Trinakrius. Con Claudio iniziammo da subito a manifestare l’interesse nel formare una band estrema che rispecchiasse la nostra passione per il Black Metal scandinavo, principalmente norvegese. Il tempo purtroppo non gioca sempre a favore delle intenzioni, per cui, trascorsero parecchi anni prima di poter dare vita al progetto. Gli Emberfrost nascono ufficialmente nel settembre del 2022, quando finalmente decidiamo di concretizzare il tutto coinvolgendo Roy alle chitarre e successivamente, circa un anno dopo, Andrea alle tastiere.
I componenti della band hanno alle spalle tantissime esperienze (molti hanno militato ad esempio nei grandi Trinakrius) che credo siano state tesoro nella composizione del disco, ricordo in particolare i tuoi Age of Pain in uno splendido concerto di tanti anni fa. Come tali esperienze vi hanno aiutato nel forgiare un sound tanto affascinante?
Hai appena fatto riferimento ad un periodo che porto e porterò per sempre nel cuore. Quello degli Age of Pain è stato un viaggio breve ed intenso, che credo però, abbia marchiato l’animo di coloro che lo hanno vissuto sia dall’interno che dall’esterno. Con loro, ad esempio, ho iniziato a maturare una certa attitudine su come scrivere dei testi, ho così imparato a muovermi nei labirinti del mio animo cercando le giuste metafore che potessero esprimere al meglio il bagaglio emozionale di una personalità anomala come la mia. Ti garantisco che non è facile. Per quanto riguarda il sound degli Emberfrost, certamente l’aspetto che consideriamo vincente dipende dal nostro bagaglio passato. Tutti quanti, nonostante la passione per il Black, negli anni abbiamo suonato tanta roba diversa e credo che questo aspetto influenzi le nostre composizioni. Se questo sarà un bene o un male, ce lo dirà soltanto il tempo.
Adoro il black metal scandinavo ed in particolare norvegese, quello della prima ora… se dovessi scegliere una sola band che ha influenzato più di altre il vostro sound quale sceglieresti e perché?
Queste sono spesso le domande più complicate. Potrei elencarti una sfilza di nomi di bands che ascoltiamo da una vita (Emperor, Enslaved, Dissection…). L’aspetto che però vorrei chiarire riguarda le influenze. Quando ascolto una band non credo di esserne influenzato durante la stesura di un brano, piuttosto assimilo e rielaboro ciò che di quella esperienza sonora mi emoziona di più. Fondamentalmente è lo stesso meccanismo del nutrimento. Assimiliamo sotto altra forma le sostanze di cui necessitiamo per vivere ed il resto giù nel Water.
“The Dying God” e’ il vostro primo lavoro sulla media durata, e’ legato ad un concept o filo conduttore tra le varie tracce, in caso affermativo puoi raccontarlo?
Non è un concept nel senso stretto del termine. The Dying God ha si un tema portante ma non è un’unica storia spalmata tra le tracce, non ha un inizio ed una fine. Piuttosto ogni traccia è legata da un filo conduttore che ha nell’annichilimento dell’essenza umana il suo unico attore. Ogni brano è un’esperienza psicologica, un’analisi dell’inesorabile deriva e successivo annegamento delle emozioni umane.
Riguardo al sound proposto ovvero un Death Black Metal di impatto, epico ed intriso di atmosfere nordiche, quale la sua origine e le influenze che vi hanno portato a tale risultato?
Come ti dicevo prima, seppure le nostre intenzioni siano quelle di proporre un genere vicino a sonorità Black Metal, inevitabilmente le nostre influenze passate giocano un ruolo importantissimo nella stesura dei brani. Ecco perché attualmente ci definisci una Death Black Metal band. In passato, personalmente, ho militato in diverse realtà Death Metal. Oltre agli Age of Pain da te ricordati, aggiungerei Pantheism ed Untory. Tutte band che sicuramente hanno formato il mio percorso nei meandri della musica estrema. Ritengo che il medesimo discorso valga per i miei compagni d’avventura negli Emberfrost. Posso comunque affermare che stiamo lavorando molto per consolidare il nostro genere, che sicuramente sarà sempre caratterizzato da fredde atmosfere.
Come nasce una composizione degli Emberfrost?
The Dying God è nato in un periodo in cui non avevamo ancora un tastierista stabile in formazione. Io e Roy portavamo dei brani o comunque degli spunti che successivamente venivano arrangiati da tutti in sala prove. Quando Andrea è entrato in formazione ci ha messo dentro il suo tocco. Adesso fondamentalmente la dinamica è la stessa ma la componente tastieristica è decisamente più presente durante la stesura iniziale dei brani.
Ho una traccia preferita “The Demon Inside Me” cosa, cosa potete raccontarci nel dettaglio di questa traccia?
Questo è attualmente il brano che rispecchia la nostra componente Black metal più “onirica”. Essendo un brano scritto da Roy forse potrebbe dirti di più lui. Io ritengo che ci sia dentro molto della personalità dell’autore, come del resto è giusto che sia quando si scrive musica coerentemente con se stessi. Anche lui è caratterizzato da esperienze musicali ad ampio spettro e questo brano dimostra quanto questa caratteristica sia stata importante per la sua composizione.
Esistono invece delle canzoni a cui sei affezionato più di altre, e nel caso perché?
E’ come se chiedessi ad un padre di scegliere il figlio preferito, non è semplice. Sicuramente “In The Night’s Whisper” merita le nostre attenzioni da primogenito. Poi mi sento particolarmente legato a “Ecstasy in Darkness” , perché scritto di getto durante un mio particolare momento d’ira. Ricordo come fosse ieri la successiva sensazione liberatoria. La musica è decisamente terapeutica ed è per questo che mi sento di nominare anche lo strumentale “The Dying God”. Mi trasmette delle vibrazioni malinconiche che paradossalmente riescono a farmi sentire molto bene.
Trovo splendida la copertina, quale la sua origine e l’idea alla base?
Inizio col ringraziarti per averla definita splendida. Devi sapere che si tratta di un dipinto che ho appositamente realizzato per The Dying God. Racchiude metafore visive che vanno a nozze con le tematiche affrontate nei vari brani. Nulla di casuale dunque ma una sinergia tra due diverse espressioni artistiche, dove il dipinto dà colore alla musica che custodisce e viceversa, la musica dona voce all’immagine.
Siamo entrambi siciliani, volevo chiederti se c’è qualcosa della nostra terra che vi portate nel sound degli Emberfrost, a mio parere la nostra è una cultura che ha tante affinità con il black metal anche se geograficamente molto lontana dalla sua terra d’origine.
Di certo della nostra sicilianità ci mettiamo dentro perseveranza e dedizione. Senza di queste è davvero dura proporre il nostro genere in una terra che ci penalizza sotto molteplici aspetti. Quindi mi sento di poter affermare che la nostra isola ci fornisce gli strumenti per maturare il giusto carattere. Ad ogni modo, rispondendo in maniera più dettagliata alla tua domanda, direi che effettivamente il folklore musicale siciliano è colmo di melodie decadenti e tematiche struggenti che donano la giusta oscurità che normalmente impregna il black metal. Aldilà di questo è risaputo quanto in tempi remoti fossero forti i legami culturali tra Sicilia e nord Europa, per cui non trovo per nulla assurda la presenza di similitudini artistiche.
Avete in progetto la pubblicazione di nuovo materiale nel breve? Personalmente ne sarei entusiasta.
Attualmente stiamo lavorando al nuovo materiale che finirà sul nostro primo full length. Posso anche dirti che due nuovi brani li abbiamo già proposti dal vivo in occasione dei nostri ultimi concerti. Un terzo è in lavorazione ed abbiamo materiale per almeno altri quattro o cinque brani. Non è attualmente prevista una pubblicazione a breve ma il 2026 potrebbe essere l’anno ideale.
Ci sono in programma delle date a supporto di “The Dying God”? Potreste darci delle anticipazioni?
In questo momento siamo reduci da una bellissima esperienza in Austria e speriamo che presto ne arrivino altre. Abbiamo una serie di contatti sia in Italia che all’estero e faremo in modo di concretizzare tutto dopo questa fase legata alla composizione del nuovo materiale.
Ringraziandovi e sperando di sentire parlare ancora e prestissimo degli Emberfrost lascio a te le ultime parole di questa interessante chiacchierata.
Ne sentirai parlare molto presto visto che a Giugno è prevista l’uscita in edizione limitata di The Dying God in versione tape. Cerchiamo di accontentare così alcuni collezionisti di questo affascinante supporto vintage. Ringrazio te per l’attenzione rivolta agli Emberfrost. E’ una realtà ancora giovane e necessita di tutto il supporto che gli si possa dare per poter crescere sempre di più. Nonostante le avversità geografiche, come ti dicevo prima, ce la stiamo mettendo tutta ed i presupposti sembrano interessanti. Stay tuned and frosty!
Emberfrost
Ivan Bologna – Voce, basso Roy Zappia – Chitarre Andrea Amata – Tastiere Claudio Florio – Batteria, Cori & Growl
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